Un incendio doloso a Marano ha sfiorato il catastrofico, ma l’intervento tempestivo dei Vigili del Fuoco ha evitato danni gravi. Quella notte, il 24 febbraio, il Giudice di Pace di Marano è stato l’obiettivo di un attacco che avrebbe potuto costare molto caro. A distanza di settimane, la Polizia ha arrestato un uomo di 32 anni, originario di Giugliano in Campania, ritenuto responsabile del rogo.
L’azione non è stata improvvisata. Tra l’1.50 e le 2.40, due uomini, con il volto coperto, hanno raggiunto una finestra al primo piano dell’edificio. “Hanno infranto il vetro e versato il liquido infiammabile, dando fuoco immediatamente”, racconta un testimone che ha sentito il rumore del vetro frantumarsi in una calma notte maranese.
Le fiamme si sono propagate rapidamente. Gli agenti del Gruppo di Giugliano, già a conoscenza della struttura per via di un sequestro avvenuto qualche mese prima per violazioni della sicurezza sul lavoro, hanno risposto all’emergenza in men che non si dica. Le immagini delle telecamere di sorveglianza hanno rivelato dettagli cruciali: il percorso di fuga dei due piromani è stato ricostruito meticolosamente.
La perquisizione presso l’abitazione del sospettato ha aperto uno scenario inquietante. “Abbiamo trovato abbigliamento simile a quello indossato durante l’attentato”, dichiara un ufficiale. Nel bagagliaio della sua auto, una tanica identica a quella usata per l’incendio, ancora intrisa di benzina. Era destinata all’additivo per motori diesel, ma ben lontana dal suo uso legittimo.
Il caso ha già sollevato interrogativi tra i residenti: cosa si nasconde realmente dietro a questo attacco? La comunità è stata scossa, e mentre le indagini continuano, rimane un alone di inquietudine. Chi c’è dietro al gesto? E quale sarà il prossimo obiettivo? Le domande si accumulano come le fiamme quella notte, e Napoli attende risposte.