«Mio figlio me l’hanno ucciso. Io questa cosa non riesco ad accettarla». È un grido di dolore e rabbia quello di Patrizia, madre di Domenico Caliendo, il bimbo di soli due anni e quattro mesi morto dopo un trapianto cardiaco che ora è finito sotto inchiesta. Il trapianto sarebbe stato compromesso da un errore: l’organo sarebbe arrivato danneggiato a causa del ghiaccio secco.
Intervenuta nella trasmissione “Dentro la Notizia” su Canale 5, Patrizia non ha nascosto la sua disperazione: «Hanno giocato con la vita di mio figlio. Io sono qui solo per ottenere giustizia». Le sue parole tagliano come un coltello, mettendo in luce un dramma che ha colpito Napoli e che promette di avere conseguenze. «Domenico si poteva salvare», aggiunge, lasciando spazio a molte domande su ciò che è realmente accaduto quel giorno.
All’obitorio del Secondo Policlinico di Napoli, si preparano a svolgere l’autopsia. Sarà un momento decisivo per l’inchiesta avviata dalla Procura. Tra le questioni sul tavolo c’è il dubbio se un secondo trapianto fosse possibile e se il primario abbia effettuato l’intervento senza prima controllare le reali condizioni del cuore da impiantare. «La salute di un bambino non può essere messa in discussione», sentenzia un ufficiale delle forze dell’ordine.
La tensione è palpabile, e la situazione non sembra migliorare. L’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo, esprime dubbi e fa emergere un altro punto critico: «Si poteva seguire un’altra strada». Ciò che preoccupa di più è la presunta lesione al ventricolo sinistro, emersa da alcune ricostruzioni.
In aggiunta, ci sono le nuove rivelazioni riguardo il tempo trascorso senza un cuore. Le registrazioni degli infermieri, acquisite dall’inchiesta, raccontano che Domenico è rimasto senza cuore per almeno 45 minuti, un dettaglio che mette i brividi a chiunque. Il nuovo organo sarebbe arrivato intorno alle 14.30, ma solo dopo le 15 i medici si sarebbero accorti della sua cattiva conservazione. A quel punto, il trapianto non era nemmeno iniziato.
La famiglia attende anche il via libera per la restituzione della salma, necessaria per celebrare i funerali. «Non è detto che si tengano mercoledì», avverte l’avvocato, sottolineando come ogni passo dipenda dagli esiti degli accertamenti.
Intanto, l’ospedale non rimane in silenzio. Anna Iervolino, direttrice dell’Azienda ospedaliera dei Colli, rivendica che le indagini interne sono cominciate con urgenza, già il 30 dicembre. «Si è trattato di veri interrogatori interni», sostiene, cercando di dissipare i sospetti di insabbiamenti. Ma le parole non possono restituire un bambino a una madre distrutta.
Resterà da vedere come evolverà la situazione. La comunità di Napoli è in attesa, con un occhio rivolto alla giustizia e un cuore pesante. Che cosa accadrà ora? Quali verità emergeranno da questa tragedia?