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Cronaca

Giugliano nel caos: ladri di auto incastrati dagli acquisti contactless

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Giugliano nel caos: ladri di auto incastrati dagli acquisti contactless

Giugliano – Una domenica di relax si trasforma in un vero e proprio incubo. È l’ora di pranzo del 22 marzo quando il parcheggio di un maneggio in via Licola Mare si popola di famiglie e bambini. Eppure, dietro l’apparente tranquillità, due ladri si preparano a colpire.

Qualcuno manda in frantumi il finestrino di un’auto, rubando due borse firmate per un valore complessivo di circa 4mila euro. Le proprietarie, due mamme che si godono la giornata con i figli, si accorgono del furto solo quando i loro telefoni iniziano a squillare con notifiche allarmanti. «Pagamento di 20,40 euro effettuato». Un messaggio dopo l’altro. La sirena del terrore inizia a suonare.

Le carte di credito sono state utilizzate cinque volte con pagamenti contactless. È un metodo astuto, pensato per evitare l’inserimento del PIN. Le donne corrono nel parcheggio e scoprono il disastro: il finestrino infranto, le borse sparite. Il panico si impossessa di loro mentre chiamano i carabinieri.

Le indagini partono a tamburo battente. Non ci sono telecamere nel maneggio, ma gli investigatori riescono a risalire a un distributore automatico di sigarette in via Santa Maria a Cubito. Ed è lì che le immagini raccolte rivelano una donna vestita di bianco, con vistosi tatuaggi, che acquista pacchetti di sigarette usando le carte rubate. Le sue sembianze diventano il punto di partenza per le ricerche.

Il furgone bianco, un Fiat Ducato, viene avvistato spesso in giro per Giugliano. I carabinieri lo mettono sotto osservazione e, finalmente, lo individuano parcheggiato in area di sosta di un bar. All’interno, un’allestimento sorprendente: un letto, piccoli mobili, perfino fornelli da campeggio. Qui si trovano Giuseppe Salkanovic, 34 anni, e Patrizia Adzovic, 27 anni, entrambi con un passato di reati contro il patrimonio.

La donna è facilmente riconoscibile. Durante la perquisizione, i carabinieri trovano due borse, un paio di occhiali e scarpe rubate proprio al maneggio. Ma i guai per Patrizia non finiscono qui: il documento che mostra alle forze dell’ordine è falso. Gli accertamenti rivelano disobbedienze passate e altri ordini di arresto pendenti.

Ora, la coppia è in carcere, in attesa di rispondere delle proprie azioni. La refurtiva è stata restituita ai legittimi proprietari, ma la sensazione di impotenza tra i cittadini resta. Come è possibile che un giorno di svago si sia trasformato in un incubo così rapidamente? E quanto siamo veramente al sicuro nei luoghi che consideriamo familiari?

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