Monte di Procida – Una mattinata di ordinario pattugliamento si è trasformata in una scena da action movie sulle strade dell’area flegrea. L’atteggiamento arrogante di chi si crede intoccabile ha acceso il semaforo della tensione, quando i Carabinieri sono stati costretti a intervenire. “Non potevamo lasciarli scappare. La loro reazione ci ha confermato che c’era qualcosa di grosso”, ha dichiarato un ufficiale presente sul posto.
Tutto inizia nella frazione di Cappella, dove i militari fermano una Fiat 500x nera con quattro uomini a bordo. Sguardi nervosi, motore rombante. Il guidatore schiaccia il pedale e la fuga ha inizio. Da Monte di Procida a Bacoli, un inseguimento frenetico lungo tre chilometri, tra curve e manovre spericolate, in un disperato tentativo di seminare le forze dell’ordine.
Mentre il veicolo sfreccia per le stradine agitate, l’auto imbocca via Fusaro. Qui, la trappola si chiude. Le pattuglie dell’Arma bloccano ogni via di fuga. In un ultimo, vano tentativo di scappare, il conducente tira il freno a mano e tenta un testa-coda, ma lo spazio è troppo ristretto. L’auto si ferma.
La tensione è palpabile. Le portiere si spalancano e i quattro fuggitivi scappano in direzioni opposte. “Abbiamo visto uno di loro correre verso la piazza, un altro si è infilato nei vicoli di Bacoli”, racconta un testimone, esasperato dalla situazione. Due di loro vengono acciuffati immediatamente. Gli altri due fuggitivi, inizialmente spariti, non sfuggono alla caccia all’uomo, scovato infine tra le campagne circostanti.
Ma cos’è che li ha spinti a un fuggi-fuggi generale? La risposta si cela nel bagagliaio del veicolo. Un kit da scasso degno dei migliori professionisti: smerigliatrice, pesanti pali in ferro, un passamontagna e addirittura 14 chiavi universali, pronte a decifrare serrature blindate. Tra gli attrezzi curiosamente spunta anche una paletta segnaletica del Comune di Napoli, spargendo inquietudine su possibili piani di truffe stradali.
Durante l’identificazione, emerge il vero motivo per cui i quattro uomini avevano tanto da temere. Insieme a loro c’era Gennaro Rizzo, un latitante di lungo corso, scappato da un mandato di cattura. Rizzo non è un semplice ladro; è uno dei pesci grossi della malavita. La sua scarcerazione lo scorso gennaio, dopo un blitz su una gang di furti che spaziava da Napoli a tutto il territorio nazionale, aveva già allertato gli investigatori. Ora, l’ultimo tentativo di fuggire dai lampeggianti blu si è concluso con la sua cattura e una nuova detenzione al carcere di Poggioreale.
Cosa accadrà ora a queste gang sempre più audaci e diverse? E quanto tempo ci vorrà prima che un nuovo episodio simile si ripeta? La domanda rimane nell’aria, mentre Monte di Procida riprende lentamente a respirare.