Il fiume Sarno, uno dei corsi d’acqua più inquinati d’Europa, è tornato sotto i riflettori, ma questa volta per motivi scottanti. I militari del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale di Napoli hanno messo i sigilli a un’azienda di Sant’Antonio Abate, scoperta a scaricare illegalmente acque reflue. “Abbiamo trovato situazioni al limite, è inaccettabile per un territorio già martoriato”, afferma un ufficiale delle forze dell’ordine.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Torre Annunziata, puntano a smascherare un ciclo produttivo che non solo ignora le normative ambientali, ma danneggia l’intero ecosistema. Durante i controlli, è emerso che le acque di macellazione venivano convogliate direttamente in fogna, bypassando un depuratore mai funzionante. Ma non finisce qui.
Innumerevoli rifiuti, molti dei quali pericolosi, sono stati rinvenuti in aree non autorizzate. Un vero e proprio scempio che amplifica il senso di urgenza nel fermare questi crimini ambientali. Le forze dell’ordine, preoccupate per la salute dei cittadini e l’ambiente, hanno agito tempestivamente sigillando l’impianto e tutte le condutture incriminate.
Questa operazione si inserisce nel piano “Rinascita Sarno”, una risposta concreta contro l’inquinamento cronico che affligge la zona. E mentre molti si chiedono quale sarà il futuro di questa azienda, i residenti di Sant’Antonio Abate continuano a vivere quotidianamente il peso di un’infrastruttura che minaccia la loro salute.
“È ora di dire basta”, afferma un attivista ambientale del posto. Ma basta a cosa? E quali saranno le conseguenze per chi sfrutta il territorio senza scrupoli? La lotta per un ambiente più pulito è appena cominciata, ma quante altre realtà simili si nascondono tra le strade di Napoli?