A Napoli l’epidemia di epatite A continua a colpire, e la tensione è palpabile. Il vortice di contagi attanaglia la città, con l’ospedale Cotugno in prima linea, che accoglie pazienti e preoccupazioni. “La situazione è stazionaria, ma tocca rimanere in allerta. Ogni nuovo caso può essere una bomba ad orologeria”, avverte un medico in corsia.
Il virus non guarda in faccia a nessuno. I contagi si diffondono anche nelle province, in particolare a Sessa Aurunca nel Casertano, dove oltre 50 casi sono stati registrati. Una località, quella del Casertano, che fa tremare le autorità locali. Nel Salernitano, in particolare a Sala Consilina, è scattato il divieto di consumo di frutta fresca nelle mense scolastiche. “Siamo preoccupati per i più piccoli”, dichiara un insegnante, riflettendo il malessere che si propaga tra genitori e alunni.
Il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, non ha perso tempo e ha convocato un vertice straordinario. “È cruciale agire con prontezza. Dobbiamo tenere sotto controllo la situazione”, ha dichiarato, evidenziando la necessità di un piano coordinato. Monitoraggio, campagna vaccinale intensificata e gestione dei posti letto: questi i tre pilastri su cui poggerà la risposta dell’amministrazione.
Nel frattempo, i Nas sono sul campo. I controlli sono serrati, con campionamenti e verifiche nelle cucine, nei mercati e nei ristoranti, per risalire all’origine del contagio. “Abbiamo trovato irregolarità in alcuni locali. La salute pubblica è prioritaria”, afferma un ufficiale dell’unità. Una lotta contro il tempo, per assicurarsi che il cibo che finisce sulle tavole napoletane rispetti i più alti standard igienici.
La situazione resta critica, con i cittadini preoccupati e le autorità sotto pressione. Qual è l’origine di questo focolaio? E le restrizioni, basteranno a fermarlo? La cronaca continua a scorrere, e il dibattito è solo all’inizio.