Emergenza a Bagnoli: boss della camorra e luogotenente sotto processo immediato

Emergenza a Bagnoli: boss della camorra e luogotenente sotto processo immediato

Napoli – Un’ombra si allunga su Bagnoli, dove due nomi tornano a risuonare inquietanti: Massimiliano Esposito, detto ‘o scognato, e Luigi Bitonto, alias provolino. La Corte di Assise ha deciso: affronteranno il processo senza passare dall’udienza preliminare. Sono accusati di essere tra i responsabili dell’omicidio di Antonio Ivone, avvenuto nell’agosto del 2000. “È un passo avanti nella lotta alla camorra,” ha dichiarato un investigatore della Squadra Mobile.

Il fatidico 12 settembre si avvicina, e già si respira tensione. Quella sera, secondo le ricostruzioni, Ivone fu colpito mentre si trovava davanti a un chiosco in via Tertulliano. Un agguato premeditato, pensato per eliminare un avversario scomodo. “Era il modo di Esposito per affermarsi come il leader incontrastato della zona,” ha spiegato uno dei testimoni chiave.

La strada per arrivare a questo punto non è stata semplice. Alla fine di un lungo iter giudiziario, i giudici hanno accolto le accuse della Procura. I due avevano visto annullarsi la custodia cautelare, ma la Corte di Cassazione ha deciso diversamente, ordinando il rinvio a giudizio. Ora, con i riflettori puntati addosso, dovranno dimostrare la loro innocenza da un’accusa gravissima: omicidio aggravato dal metodo mafioso.

Le indagini si sono avvalse delle rivelazioni di due collaboratori di giustizia, Marco Conte e Raffaele Giogli. Conte ha tracciato un quadro dettagliato della serata fatidica, svelando la composizione del gruppo: “Io, Massimiliano Esposito, Luigi Bitonto…”. Il movente? “Esposito voleva colpire Zinco, ma non trovandolo, ordinò di uccidere Ivone”, ha aggiunto.

La narrazione di quel giorno ha il sapore del dramma. Giogli sarebbe entrato in azione, ma a sparare sarebbe stato Esposito, mentre Bitonto si occupava di coordinare l’operazione. “Fece segno a Giogli e a Pietro Esposito di avvicinarsi,” ha raccontato Conte. “Poi si rivolse a me dicendo di essere pronto a coprire la fuga.”

L’aria intorno a Bagnoli è tesa e carica di emozioni. La vicenda riaccende il dibattito sulla sicurezza nel quartiere e sull’assenza di rispetto per la vita umana nella guerra tra clan. Un tema sensibile, che riporta alla mente le strade insanguinate di una Napoli che fatica a sistemarsi.

Mentre si avvicina il processo, ci si chiede quali saranno le parole degli imputati e se i pentiti continueranno a mantenere la loro versione. Riuscirà Napoli a voltare pagina? O ci attende un’altra annata segnata dalla violenza? La città trema, e i napoletani restano in attesa.

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