La morte di Domenico Caliendo, un bambino di soli due anni, ha scosso Napoli e riaperto il dibattito su come le istituzioni sanitarie gestiscano le situazioni più delicate. Oggi il cardiochirurgo Guido Oppido si presenta davanti al gip, pronto a fornire la sua versione dei fatti in un caso che ha scatenato polemiche e angoscia tra i cittadini.
“Renderà interrogatorio preventivo e offrirà ogni utile contributo alla corretta ricostruzione degli accadimenti”, annunciano i legali di Oppido, Alfredo Sorge e Vittorio Manes. L’intento è chiaro: dimostrare l’insussistenza dell’ipotesi di falso e la bontà del proprio operato. La tensione è palpabile in città; il caso sta attirando l’attenzione dei media e della popolazione.
Il cardiochirurgo è indagato per omicidio colposo con altre sei persone, dopo il trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre scorso su Domenico. A Oppido viene contestato anche il reato di falso in cartella clinica, un’accusa pesante che ruota attorno a presunte discrepanze nei tempi riportati nella documentazione sanitaria. Il dubbio che si insinua è angosciante: come è potuto accadere un dramma simile all’interno di una struttura come l’ospedale Monaldi?
“L’impianto accusatorio si basa su ricordi, da verificare”, afferma la difesa. Gli avvocati puntano a smontare le tesi dell’accusa, sottolineando che le dichiarazioni degli operatori sanitari sono arrivate a mesi di distanza dai fatti. “Le divergenze temporali sono di pochi minuti”, insistono, chiedendo accertamenti tecnici più approfonditi.
Intanto, la famiglia di Domenico non è l’unica a esprimere una posizione. Anche i genitori di altri 186 bambini cardiopatici curati da Oppido si schierano al suo fianco. Definiscono il cardiochirurgo “eccelso” e richiamano la presunzione di innocenza, sottolineando che il professionista “è innocente fino a sentenza definitiva”.
Ma la situazione si complica. Il legale della famiglia Caliendo ha chiesto un contraddittorio pubblico, ma i genitori degli altri bambini fermano l’avanzata di questa richiesta. “È velleitario chiedere un confronto mediatico solo per ottenere consenso”, affermano. Il vero contraddittorio, secondo loro, deve avvenire nelle aule di giustizia.
La magistratura ora ha il compito di chiarire questo intricato caso. L’interrogatorio di garanzia rappresenta un passaggio cruciale per comprendere cosa sia realmente accaduto durante quel drammatico intervento chirurgico. Ma la popolazione aspetta con il fiato sospeso, sperando in giustizia ma temendo che la verità sia ben più complessa di quanto possa apparire. Cosa accadrà ora? La città di Napoli rimane in attesa, pronta a dibattere su questa vicenda che colpisce dritto al cuore.