Napoli – Un silenzio assordante avvolge il carcere di Poggioreale, interrotto solo dal rumore metallico delle porte che si chiudono. La questione delle «barbarie» in ambito giudiziario è diventata una routine, un tema di cui si parla poco, mentre i suicidi tra i detenuti e il sovraffollamento continuano a mietere vittime. Samuele Ciambriello, garante per le persone private della libertà personale in Campania, sta decidendo di non restare in silenzio.
Domani pomeriggio, alle 15, piazzale Cenni, davanti al Tribunale di Napoli, ospiterà un presidio indetto dallo stesso Ciambriello. La partecipazione si preannuncia massiccia, anche grazie al supporto di tutti i garanti provinciali e comunali della Campania, insieme a un mosaico di associazioni, dalle più laiche alle cattoliche. Libera contro le mafie, la Pastorale Carceraria della Diocesi di Napoli, Antigone, e molte altre realtà sono pronte a scendere in campo, tutte unite sotto lo stesso grido d’allerta.
«C’è un numero sproporzionato di persone private della loro libertà contro le regole del diritto», afferma Ciambriello. La sua denuncia risuona forte nel cuore di Napoli: «Quasi la metà delle custodie cautelari sono indebite e illegittime». Una situazione che genera angoscia e frustrazione, specialmente per quei migliaia di detenuti che devono scontare meno di due anni, ma che rimangono in cella senza alcuna opportunità di accesso a misure alternative.
L’azione del governo finisce sotto accusa: «Le riforme proposte non sono sufficienti», sottolinea Ciambriello, lamentando che il dibattito su indulto e amnistia è sparito dai radar. Questi strumenti, secondo lui, potrebbero davvero alleviare un sistema carcerario ormai al collasso. Il presidio di domani rappresenta dunque un tentativo di riaccendere l’attenzione su una questione che è stata volutamente dimenticata.
In un contesto popolare come Napoli, dove ogni angolo racconta una storia, restano domande senza risposta: come possiamo affrontare questa emergenza? Cosa può fare ciascun cittadino per riportare il tema alla ribalta? La tensione cresce, e le strade di Napoli attendono una risposta.