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Cronaca

Allerta a Napoli: i Casalesi in alleanza con le ‘ndrine per la cocaina

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Allerta a Napoli: i Casalesi in alleanza con le ‘ndrine per la cocaina

La camorra sta cambiando pelle a Napoli, e il quartiere di Caserta è il palcoscenico di un affare oscuro che riempie le casse dei clan. “Ormai non si tratta più di piccoli traffici, ma di un vero e proprio monopolio”, denuncia un agente della DDA. L’ultima inchiesta ha rivelato come il clan Zagaria stia capitalizzando sul narcotraffico, con una rete che affonda le radici nella criminalità reggina.

Una scelta precisa, quella di appoggiarsi a Giuseppe e Pasquale Albano, due grossisti tostissimi di Rosarno e Taurianova che garantiscono cocaina a fiumi. Da ottobre 2022, i carichi mensili sono impressionanti, tra i due e i tre chilogrammi. E la distribuzione è orchestrata con una freddezza glaciale: Vairano Patenora è nelle mani di Aldo Bianco e Antonio Gammardella, mentre Ianuario e D’Angelo esplorano altre piazze lucrative, in un gioco che ricorda più un’operazione militare che una mera attività criminale.

Ma non è solo il traffico di droga a preoccupare. Sempre secondo le carte dell’inchiesta, il clan sta consolidando anche un dominio sul gioco d’azzardo. Le slot machine di “Seven Slot Srls” si sono diffuse nei bar della provincia, con un metodo che non lascia spazio a libere scelte. “Basta il nome di Carlo Bianco per far piegare chiunque”, racconta un barista costretto a chiudere l’attività. La pressione camorristica ha esautorato numerosi esercenti, creando una catena di estorsioni che si autoalimenta.

Il clima di paura non accenna a diminuire, e mentre i clan si alleano, come nel caso del caseificio “La Delizia” a Varcaturo, la violenza emerge con brutale evidenza. Qui, Pietro Tortorelli del clan Mallardo ha piantato bandiera, trasformando un’attività in ostaggio di un prestito usurario. La scena è macabra: tre esattori piantonano il locale, incassando ogni giorno, minacciando il proprietario fino a costringerlo a cedere il controllo del suo stesso business.

Infine, la vicenda di Carmine Zagaria illumina un’ombra ancora più inquietante. Anche un boss di quel calibro si getta nel turbinio dell’usura per gonfiare le casse delle sue attività. Con tassi da usura pura, i prestiti si trasformano in strumenti di controllo, un circolo vizioso che attira sempre più imprenditori nella rete.

Questa è la realtà di Napoli, una città in cui il crimine si fa sistema. La domanda è: quanto lontano arriverà la camorra prima che la società civile reagisca? E quali altre facce nascoste si celano dietro questo velo di silenzio?

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