Scisciano: esecuzione di Ottavio Colalongo, tre arresti per il delitto
Scisciano, 18 dicembre 2025 – Nella serata del 17 dicembre, Ottavio Colalongo è stato ucciso in un agguato a colpi di pistola in via Garibaldi. L’episodio, immortalato dalle telecamere di sorveglianza, ha portato oggi a tre arresti da parte dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna. Gli indagati sono accusati di essere i mandanti ed esecutori del delitto, avvenuto nell’ambito di una faida tra clan rivali per il controllo delle piazze di spaccio nella zona.
Secondo una prima ricostruzione, Colalongo è stato avvicinato da un killer in motocicletta, mentre si trovava a bordo del suo Honda SH 300. L’agguato, avvenuto poco dopo le 18:50, ha mostrato una sequenza tragica e caotica: il killer, identificato come Antonio Aloia, scende dalla moto e corre verso la vittima. Colalongo, accortosi del pericolo, tenta una fuga a piedi, ma entrambi inciampano e cadono sull’asfalto.
Le immagini delle telecamere rivelano un momento di confusione, con Aloia che, dopo aver danneggiato il suo borsello, colpisce ripetutamente Colalongo con il calcio della pistola. L’esecuzione si conclude con cinque colpi esplosi a bruciapelo mentre la vittima cerca di strisciare via. Dopodiché, Aloia aggiunge altri colpi sul corpo esanime, prima di fuggire con il complice Eduardo Polverino.
L’efficienza del crimine si è incrinata durante la fuga. I due killers, nel tentativo di dileguarsi, hanno incrociato un’ambulanza e, confondendo i lampeggianti con quelli delle forze dell’ordine, hanno perso il controllo della moto, cadendo nuovamente. In questa frenesia, hanno abbandonato sul posto la motocicletta e un borsello di marca “Coveri”, contenente una pistola Beretta Cougar ancora calda, chiavi e tre telefoni cellulari. Gli inquirenti hanno rinvenuto un’impronta digitale di Aloia su uno dei telefoni.
Le indagini, condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli, si sono avvalse anche di intercettazioni ambientali. Durante la fuga, la squadra di supporto, composta da Ciro Guardasole e Luca Covone, è stata ascoltata in diretta tramite un trojan installato sul telefono di Guardasole. Tra frasi di panico e discussioni su spese irrisorie, è emerso un quadro inquietante che testimonia l’inadeguatezza operativa dei criminali, impegnati più a discutere di benzina e birra che del crimine commesso.
Attualmente, le indagini continuano per chiarire eventuali collegamenti con altri gruppi criminali e per raccogliere ulteriori prove. La caccia a eventuali complici è in corso, e non si escludono sviluppi futuri nell’ambito della trama di violenza che ha colpito la comunità locale.Il 20 ottobre 2022, nella zona di San Vitaliano, si è verificato un agguato mortale ai danni di Ottavio Colalongo, operante nel traffico di sostanze stupefacenti. L’inchiesta, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), ha svelato nei dettagli la preparazione e l’esecuzione dell’omicidio, attribuito al clan Luongo-Covone-Aloia.
Secondo quanto emerso dalle indagini, il piano di esecuzione prevedeva che i presunti autori dell’omicidio, dopo aver colpito Colalongo, recuperassero i killer e distruggessero la moto utilizzata per la fuga. Tuttavia, un’imprevista ambulanza ha rovinato i piani, costringendo i responsabili a una precipitosa ritirata.
Uno degli elementi centrali dell’inchiesta è il GPS di una Peugeot 208, che ha rivelato la posizione di un complice davanti al “Griffin Pub” proprio nel momento critico in cui si tentava il recupero dei colpevoli. Inoltre, Eduardo Polverino, uno degli indagati, è stato collegato all’omicidio grazie ai suoi abiti. Si era infatti recato in caserma un’ora prima dell’agguato indossando gli stessi indumenti che indossava durante la fuga, come confermato dalle registrazioni delle telecamere di sorveglianza.
La DDA ha sottolineato che l’omicidio di Colalongo era considerato necessario per “rientrare” nell’asse di controllo del territorio, liberandolo dai competitor del gruppo ribattezzato “Filippini”. Tale violenza è emersa attraverso prove tangibili, come un’impronta lasciata su un display, rivelatrice della presenza degli esecutori.
Le indagini sono in fase di sviluppo e potrebbero portare a ulteriori arresti mentre le forze dell’ordine continuano il lavoro di ricostruzione delle dinamiche criminali che ruotano attorno a quest’area, nota per l’intensificazione del traffico di droga e rivalità tra clan. La DDA e i Carabinieri stanno analizzando ulteriori prove per delineare appieno il contesto e le motivazioni che hanno portato a questo ennesimo omicidio nel panorama della camorra locale.
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