Trapianto di cuore danneggiato a Napoli: il cardiochirurgo Chiariello spiega la scelta obbligata

Trapianto di cuore danneggiato a Napoli: il cardiochirurgo Chiariello spiega la scelta obbligata

Napoli: Trapianto cardiaco di un bambino di due anni, ipotesi e criticità emergono dopo il danno all’organo

Napoli. Un drammatico caso riguardante un bambino di due anni che ha subito un trapianto cardiaco è al centro dell’attenzione dopo che l’organo trapiantato è risultato danneggiato. A offrire una prima ricostruzione della vicenda è il cardiochirurgo Luigi Chiariello, ex docente presso l’Università di Roma Tor Vergata, noto per aver operato Benedetto XVI nel 2012.

Secondo Chiariello, l’errore principale sembrerebbe essersi verificato già nel passaggio della conservazione dell’organo. “Il cuore appare essere stato conservato in modo improprio”, ha dichiarato, specificando che sarebbe stato utilizzato ghiaccio secco anziché ghiaccio normale, il metodo standard per la conservazione degli organi durante il trasporto.

Intervento già avviato al momento dell’arrivo dell’organo

Il cardiochirurgo evidenzia che, secondo i protocolli vigenti, nel momento in cui un cuore è prelevato e inviato a un centro trapianti, il team che eseguirà l’intervento per impiantarlo inizia già a preparare il paziente per minimizzare i tempi ischemici. “È probabile che, al momento dell’arrivo dell’organo, il torace del bambino fosse già aperto”, ha spiegato Chiariello, sollevando interrogativi sulle procedure seguite. “Cosa avrebbero dovuto fare i medici in quel momento? Interrompere l’intervento per dubbi sulla conservazione quando non vi erano alternative a disposizione?”

Possibile utilizzo del cuore come ‘ponte’

In una situazione di emergenza, la scelta di impiantare comunque l’organo danneggiato potrebbe essere stata motivata dalla mancanza di opzioni immediate. Chiariello ha ipotizzato che il nuovo cuore potesse rappresentare un “ponte” in attesa di un futuro trapianto. “Nel contesto di decisioni così rapide, i chirurghi avrebbero potuto ritenere meno rischioso impiantare l’organo piuttosto che chiudere il torace senza alternative”, ha osservato.

Importanza della comunicazione con la famiglia

Chiariello ha tuttavia sottolineato l’importanza di comunicare in modo chiaro con i familiari riguardo le scelte effettuate. “Una decisione del genere andava spiegata, chiarendo che si trattava della soluzione considerata meno rischiosa in quel momento”, ha affermato. La difficoltà di reperire un cuore compatibile per un paziente pediatrico è un ulteriore elemento da considerare, poiché i donatori sono rarissimi in tali casi.

Valutazioni sulla responsabilità professionale

Per Chiariello, l’équipe medica ha fatto “probabilmente il massimo possibile in una situazione estremamente difficile”. Non è escluso che la squadra di chirurghi non fosse nemmeno a conoscenza della cattiva conservazione dell’organo durante l’intervento. “Questa valutazione rende complessa l’attribuzione di responsabilità immediate ai professionisti coinvolti”, ha concluso il cardiochirurgo.

Le indagini sono in corso per accertare i dettagli della vicenda e le eventuali responsabilità. La Procura di Napoli sta valutando la situazione, auspicando di chiarire nei prossimi giorni le dinamiche di quanto accaduto, in attesa di ulteriori sviluppi.

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