Quattro arresti per l’agguato al delfino del boss: festa con champagne dopo 15 anni dall’omicidio Campana

Quattro arresti per l’agguato al delfino del boss: festa con champagne dopo 15 anni dall’omicidio Campana

Pozzuoli, chiuso il caso dell’omicidio di Carmine Campana dopo 15 anni

Pozzuoli – Quindici anni dopo l’assassinio di Carmine Campana, ritenuto un importante esponente del clan Beneduce, si è finalmente giunti a un punto di svolta nelle indagini. Campana, all’epoca cassiere del clan e gestore di estorsioni, fu ucciso il 15 maggio 2010 in un agguato a Licola.

Secondo una prima ricostruzione, la sua eliminazione non fu casuale, ma il risultato di un piano per colpire direttamente il boss di Pozzuoli, Gaetano Beneduce. L’azione mirava a colpire l’individualità più vicina al leader del clan.

La riapertura del caso ha preso slancio grazie alle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, ritenute fondamentali nella ricostruzione dell’accaduto. I Carabinieri della locale compagnia hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di quattro individui. Il provvedimento, emesso dal giudice per le indagini preliminari Antonino Santoro su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ha portato all’arresto di Ferdinando Aulitto, 59 anni, Salvatore Cianciulli, 39 anni, Mario Pagliuca, 46 anni, e Leonardo Tortorella, 55 anni.

Aulitto e Cianciulli risultano già detenuti per reati di camorra. Pagliuca e Tortorella sono stati arrestati all’alba del giorno dell’intervento. Nella stessa indagine risultano coinvolti anche Procolo Pagliuca e Gennaro Alfano, indicati come mandante ed esecutore confesso dell’omicidio, per cui non è stata emessa misura cautelare avendo questi intrapreso il percorso di collaborazione con la giustizia.

La faida e il contesto dell’omicidio

Per comprendere il delitto, è necessario tornare agli anni di intensi conflitti tra clan, tra il 2007 e il 2010, che segnarono l’area flegrea. In questo periodo, i Beneduce si fronteggiavano ai Longobardi, sostenuti dal gruppo Pagliuca-Sarno, in una guerra per il controllo del traffico di droga e delle estorsioni, che ha lasciato molte vittime in quell’area.

Secondo le fonti investigative, la decisione di assassinare Campana sarebbe stata presa all’interno del carcere di Secondigliano, dove si è pianificato ogni dettaglio dell’operazione. La pistola utilizzata nell’agguato, secondo i documenti, sarebbe stata fornita da un veterano del clan, segnando un rituale di affiliazione.

L’obiettivo del delitto era duplice: da un lato, una vendetta all’interno di una faida, dall’altro, la conquista di spazi criminali da parte di Procolo Pagliuca. Con il sostegno di Aulitto, Pagliuca mirava a controllare le leve del potere locale, incluse le estorsioni ai commercianti.

I dettagli dell’agguato

Il 15 maggio 2010, Campana fu assassinato mentre si trovava nel parcheggio di una caffetteria a Licola, a bordo della sua Smart For Two. A sparare, secondo i riscontri, sarebbe stato Salvatore Cianciulli, con la collaborazione di Gennaro Alfano, su una Yamaha T-Max. Entrambi, con il volto coperto, avrebbero esploso nove colpi di pistola calibro 7,65, infliggendo ferite letali a Campana.

Un ruolo cruciale nell’agguato è stato attribuito ai cosiddetti “basisti”, Mario Pagliuca e Leonardo Tortorella, che avrebbero fornito il supporto logistico, coordinarono la fuga e si occuparono delle operazioni di pedinamento.

Le indagini e gli sviluppi futuri

Dopo l’omicidio, le tracce dei responsabili sono state accuratamente nascoste; si parla di una moto distrutta e dell’arma gettata in un lago. Le indagini continuano a dipanarsi mentre il lavoro della Direzione Distrettuale Antimafia prosegue.

Attualmente, gli arrestati sono in attesa di un processo che potrebbe ulteriormente chiarire le dinamiche del crimine, contribuendo a una comprensione più profonda delle relazioni di potere tra i gruppi criminali nella zona.Camorra: Nuove Arresti per l’Omicidio di Carmine Campana a Quindici Anni dal Delitto

Carmine Campana, vittima di un agguato avvenuto quindici anni fa, è al centro di una nuova inchiesta che ha portato a diversi arresti. L’operazione, condotta dalla procura e dai Carabinieri, ha fatto luce su un delitto che rappresenta un capitolo importante della faida flegrea.

Secondo una prima ricostruzione, dopo l’omicidio, gli autori avrebbero adottato una strategia tipica della camorra: eliminare i reperti. La motocicletta usata per l’agguato è stata abbandonata e data alle fiamme in un terreno, mentre la pistola sarebbe stata lanciata nelle acque del lago d’Averno.

Le indagini hanno rivelato che Campana non era l’unico obiettivo. Nei giorni precedenti all’agguato, un altro membro del clan Beneduce era stato seguito, ma risultava assente al momento dell’attacco.

Un aspetto inquietante dell’inchiesta riguarda la festa tenutasi subito dopo il delitto. Secondo un collaboratore, nella casa di Procolo Pagliuca, al Rione Toiano, si sarebbe svolto un brindisi con dolci e champagne, considerato dagli inquirenti un rito di affiliazione. Pagliuca ha dichiarato di aver inviato un bicchiere a Ferdinando Aulitto, con l’intento di far sapere che il brindisi celebrava l’omicidio, un vero e proprio “sigillo” sul patto di appartenenza al clan.

L’indagine ha avuto una svolta significativa grazie a due elementi principali: accertamenti tecnico-scientifici e testimonianze di collaboratori di giustizia. Questi ultimi hanno fornito dettagli su mandanti, esecutori e basisti, consentendo di ricostruire le responsabilità attorno al delitto.

I provvedimenti cautelari emessi hanno ridisegnato la mappa delle responsabilità, incidendo significativamente su un “cold case” che ha tenuto occupati gli inquirenti per anni. L’omicidio di Campana è stato etichettato come un attacco mirato alla cerchia più stretta del boss.

Le persone arrestate sono:

Ferdinando Aulitto, 59 anni, già detenuto per altri reati di camorra;
Salvatore Cianciulli, 39 anni, indicato come presunto killer, già detenuto;
Mario Pagliuca, 46 anni, riconosciuto come basista, arrestato all’alba;
Leonardo Tortorella, 55 anni, anch’egli basista, arrestato all’alba.

Secondo l’accusa, Procolo Pagliuca è considerato il mandante, Gennaro Alfano l’esecutore alla guida, mentre Cianciulli è identificato come il killer, con Mario Pagliuca e Leonardo Tortorella nel ruolo di basisti.

L’inchiesta continua, e i progressi delle indagini potrebbero portare a ulteriori sviluppi nelle prossime settimane.

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