Giuseppe Musella accusato di omicidio: la difesa presenta nuove evidenze
Giuseppe Musella, attualmente detenuto nel carcere di Secondigliano, è accusato di aver causato la morte della sorella Jlenia in seguito a un litigio familiare che ha avuto luogo il 4 febbraio. Il fatto è avvenuto presso l’ospedale Villa Betania a Ponticelli, dove Musella è stato ripreso in un video diventato virale su TikTok, che mostra la sua reazione alla notizia della morte della sorella.
Gli avvocati Andrea Fabozzo e Leopoldo Perone, legali di Musella, sostengono che le immagini mostrano come il giovane non avrebbe abbandonato Jlenia per fuggire. Nel filmato si vede Musella, a dorso nudo e in evidente stato di shock, seduto su un muretto mentre la madre, visibilmente sconvolta, viene sostenuta da un altro giovane.
Secondo la difesa, tali evidenze contraddicono l’ipotesi di una fuga immediata dopo l’aggressione. “Il video dimostra chiaramente che non c’è stata una condotta di fuga”, affermano i legali.
Motivi del litigio e status delle indagini
Nonostante l’assenza di una chiara spiegazione da parte di Musella riguardo al motivo della lite, fonti investigative indicano che la discussione potrebbe essere scaturita da un episodio legato al cagnolino di famiglia, ferito dalla giovane. In seguito all’arresto, Musella ha confessato di aver lanciato un coltello, affermando di non aver avuto l’intenzione di uccidere la sorella. Questa versione è stata ripetuta anche durante l’udienza di convalida.
Tuttavia, il giudice per le indagini preliminari, Maria Rosaria Aufieri, ha ritenuto non credibile la storia del coltello lanciato. Nella sua ordinanza, ha evidenziato come la dinamica descritta presupporrebbe “freddezza e coraggio”, elementi considerati incompatibili con il comportamento successivo dell’indagato.
Risultati dell’autopsia
L’autopsia, eseguita contemporaneamente all’udienza di convalida, ha fornito risultati significativi. Secondo i primi esiti, Jlenia è deceduta a causa di una lesione all’aorta, che ha provocato un’emorragia fatale. È stata registrata anche una lesione al polmone, ritenuta non determinante.
L’avvocato Fabozzo ha commentato che, secondo il consulente difensivo presente all’autopsia, la ferita alla schiena potrebbe essere stata causata dal lancio del coltello. Ciononostante, è stato specificato che ulteriori accertamenti sono necessari per una valutazione conclusiva.
Tentativi di depistaggio e custodia cautelare
Le indagini hanno portato allo scoperto comportamenti che hanno influenzato le decisioni del gip. Secondo l’ordinanza, Musella avrebbe annullato i propri profili social nel tentativo di alterare la narrazione dei fatti. Questa condotta, insieme ai risultati dell’autopsia e alla confessione, ha indotto il giudice a convalidare il fermo per omicidio volontario aggravato, respingendo la richiesta di riqualificazione del reato a preterintenzionale.
Le indagini proseguono per fare chiarezza sui dettagli ancora nebulosi della vicenda, con gli inquirenti in attesa di ulteriori risultati dagli accertamenti medico-legali.