Un errore fatale, un cuore arrivato a Napoli in condizioni disastrose. È la drammatica vicenda che coinvolge il piccolo Domenico, a cui era destinato un organo che, invece di essere salvato, è stato trasformato in un blocco di ghiaccio. La relazione tecnica firmata da Guido Oppido, cardiochirurgo dell’Ospedale Monaldi, racconta una realtà agghiacciante che sta scatenando polemiche e domande sui protocolli sanitari.
Al primo pomeriggio, il contenitore proveniente da Bolzano è stato aperto in sala operatoria, rivelando una scena surreale: un cuore non semplicemente refrigerato, ma completamente avvolto in una massa compatta di ghiaccio. “Non avevamo mai visto niente di simile”, ha affermato un membro dell’équipe medica, visibilmente sconvolto dalla situazione. Il documento segnala chiaramente che a causare il disastro è stato l’uso di ghiaccio secco, anidride carbonica solida, invece di quello tradizionale, lasciando il cuore in uno stato inestricabile.
La situazione si è fatta critica. L’équipe ha impiegato venti minuti, un’eternità quando la vita di un bambino è in gioco, a tentare di scongelare il cuore con acqua calda per renderlo utilizzabile. Ma la pazienza ha i suoi limiti e le lancette dell’orologio scorrevano inesorabilmente. Solo dopo aver già avviato la cardiectomia, i chirurghi hanno compreso l’assurdità di quanto stava accadendo. “Ero già pronto per l’espianto”, ha confessato un chirurgo con un tono rassegnato.
Quando il dramma è diventato chiaro, non c’erano più scelte. Il cuore malato di Domenico era stato rimosso. “In assenza di alternative”, scrive Oppido, l’équipe ha dovuto procedere con l’impianto dell’organo, girandosi verso un’operazione ad alto rischio, consapevoli che i danni da congelamento potessero essere devastanti.
Il caso ha messo in luce fragilità nella gestione della catena del freddo, cruciale nel trasporto di organi. La temperatura del ghiaccio secco, di circa meno 78 gradi, è stata espressamente sconsigliata per questi casi. Ci si chiede ora chi sia responsabile lungo il tragitto da Bolzano a Napoli e quali misure verranno adottate per evitare che un simile errore si ripeta.
Una storia che lascia l’amaro in bocca e una serie di domande scottanti su quali garanzie. Quanti altri bambini, come Domenico, rischiano di trovarsi in situazioni simili, e chi controllerà che i protocolli vengano rispettati?