La situazione del piccolo Domenico continua a scuotere Napoli e l’intero paese. A due mesi dal trapianto di cuore, il bimbo è morto in terapia intensiva lo scorso 21 febbraio, lasciando dietro di sé un dolore incolmabile e una serie di interrogativi inquietanti.
“Ora siamo in attesa di risposte”, dichiara un familiare con la voce rotta dall’emozione. L’inchiesta per omicidio colposo ha coinvolto sette persone, tra medici e infermieri, mentre i riflettori si concentrano su due snodi cruciali: il via libera del Gip per l’autopsia e l’analisi dei cellulari sequestrati, che si preannunciano determinanti.
L’autopsia sul corpicino di Domenico si presenta come il momento decisivo. Non solo servirà a chiarire le cause della sua morte, ma permetterebbe alla famiglia di organizzare finalmente i funerali, finora rimandati causa sequestro giudiziario. L’assenza di quel piccolo corpo è un’assenza pesante nei cuori di chi lo amava.
Poi c’è l’immagine choc diffusa dai Nas: un normale frigo portatile, con un manico arancione, utilizzato per trasportare il cuore espiantato da un altro bambino. “Non ci credevamo”, racconta un testimone affranto. La banalità dell’oggetto contrasta drammaticamente con l’importanza della sua funzione.
Ma il vero killer, sembra emergere dalle indagini, non è il frigo. È il ghiaccio secco, utilizzato per mantenere l’organo a temperature estreme, provocando danni irreversibili. “Il cuore è arrivato congelato, bruciato”, spiega un esperto. Una scelta discutibile, che ha ridotto il trapianto a un atto tragico.
E ora, il dibattito si infiamma. “Chi è responsabile? Chi ha ordinato di utilizzare ghiaccio secco al posto del ghiaccio tradizionale?” I Nas indagano sull’Asl di Bolzano, dove pare che due infermiere possano aver avuto un ruolo chiave. Le dichiarazioni si susseguono: Bolzano punta il dito contro Napoli e viceversa. La confusione regna sovrana.
Mentre gli inquirenti si preparano a perlustrare i cellulari sequestrati, è chiaro che la strada verso la verità è ancora lunga. Messaggi e chiamate potrebbero rivelare segreti inconfessabili, dettagli sfuggenti che ora aspettano di emergere.
A Napoli, questa storia ha già scatenato un’ondata di indignazione. Le voci si alzano, il dolore per Domenico diventa un grido collettivo. Dove sono finiti i protocolli? Perché così tanti errori? Le domande restano in sospeso, pronte a trovare eco nei cuori di chiunque le ascolti. La comunità si interroga, perché questa è una vicenda che non si può dimenticare.