La morte del piccolo Domenico Caliendo a Napoli riporta l’attenzione sulla sicurezza dei pazienti vulnerabili. A Napoli, una tragedia incomprensibile ha fatto traboccare il vaso della pazienza e della fiducia verso il sistema sanitario. La scomparsa del piccolo Domenico, colpito da un destino crudele, ha riaperto vecchie ferite e acceso nuovi focolai di tensione.
Non è un caso isolato, anzi. Un’altra vicenda tragica emerge dalle corsie dell’ospedale Monaldi, dove Christian, un neonato di solo sei giorni, ha perso la vita nel reparto di terapia intensiva. “Nessun genitore dovrebbe vivere un dolore simile”, ha dichiarato Marco, il padre di Christian, con un tono che mescola disperazione e indignazione. Le sue parole risuonano forti e chiare, come un grido per la giustizia.
L’inchiesta ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di ben dodici professionisti sanitari, tra medici e infermieri. È una cifra che fa riflettere e preoccupa i genitori, che cominciano a chiedersi se la salute dei loro bambini sia davvero nelle mani giuste. “Ci hanno comunicato che nostro figlio non c’era più in modo disarmante”, continua Marco, con la voce tremante. “Ci hanno subito parlato di cremazione, come se fosse un gesto normale. Ma per noi, non lo era.”
Questo tentativo di affrettare le cose ha insospettito Marco e sua moglie. “Decidemmo di dire di no e chiedere l’autopsia. A quel punto è iniziato il nostro viaggio per scoprire la verità”, racconta commosso. La decisione di opporsi, di non accettare passivamente il dolore, ha portato alla luce dettagli inquietanti: l’uso di un catetere per l’alimentazione, che potrebbe aver contribuito alla morte del piccolo.
Le indagini sono in corso, ma per i genitori resta una domanda fondamentale: “Qual è il prezzo della vita di un bambino in un ospedale?” La sensazione di impotenza, di fronte a una situazione così drammatica, è palpabile. “Non vogliamo vendetta, vogliamo solo che queste cose non accadano più”, conclude Marco, mentre il suo sguardo si perde nel vuoto.
Ora Napoli si interroga: quanto possiamo fidarci delle istituzioni e dei professionisti che hanno il compito di proteggerci? Il dolore di una famiglia è diventato il simbolo di una battaglia più grande, quella per la trasparenza e la sicurezza nel settore sanitario. Si tratta di una questione cruciale per tutti, che coinvolge la comunità intera e la sua fiducia nel sistema. E mentre le indagini proseguono, in città si sente un’aria di attesa, di protesta silenziosa. Chi risponderà a questi interrogativi che segnano il futuro dei più piccoli?