La Procura della Repubblica di Napoli ha avviato un’inchiesta per fare chiarezza sulla morte di Domenico Caliendo, un bambino di due anni deceduto dopo un trapianto cardiaco presso l’Ospedale Monaldi. L’intervento, effettuato lo scorso 23 dicembre, ha sollevato interrogativi sui protocolli e le pratiche seguite.
L’accelerazione delle indagini è stata segnata dalla richiesta di incidente probatorio e dall’autopsia, con l’obiettivo di ottenere risposte tecniche definitive sulla gestione del trapianto e delle cure successive. Al momento, sono sette le persone indagate, tra cui il personale sanitario coinvolto nelle diverse fasi dell’intervento.
Domenico, dopo il trapianto, ha vissuto per 59 giorni grazie a un supporto meccanico, in attesa di un possibile secondo trapianto. Tuttavia, le condizioni dell’organo impiantato si sono rivelate critiche, suscitando domande sulle pratiche seguite in sala operatoria.
Secondo una prima ricostruzione, i consulenti che verranno nominati dovranno verificare l’eventuale presenza di colpe, esaminando negligenze o imprudenze da parte del personale sanitario. I pm si concentreranno su tutte le fasi del processo di trapianto, dalla conservazione dell’organo donato, prelevato a Bolzano, al momento del suo impianto a Napoli.
Un aspetto cruciale dell’indagine riguarda le scelte terapeutiche adottate e i tempi di esecuzione dell’intervento. I magistrati intendono determinare se ci siano stati errori significativi nel momento della rimozione del cuore malato e nella rapidità dell’intervento chirurgico.
Inoltre, i magistrati esamineranno se il decesso del piccolo fosse prevedibile e se ci fossero alternative terapeutiche che avrebbero potuto mutare il decorso della malattia.
Francesco Petruzzi, avvocato della famiglia Caliendo, ha espresso forti preoccupazioni riguardo a presunti silenzi e omissioni da parte dell’ospedale. Ha sottolineato che, nei 45 giorni successivi al trapianto, non sarebbe stata effettuata alcuna Tac cerebrale, suggerendo una gestione inadeguata delle valutazioni cliniche.
Il legale ha altresì sollevato dubbi sulla comunicazione riguardo al presunto “cuore ghiacciato”, un’informazione che non sarebbe stata comunicata alla madre. Petruzzi ha etichettato come inaccettabile il fatto che tale informazione non fosse stata condivisa, e ha insinuato la presenza di un tentativo di occultamento.
Aggiungendo alla polemica, il legale ha denunciato la presunta pressione esercitata sulla famiglia, sostenendo che sarebbero stati invitati a non parlare con la stampa riguardo a un parere negativo espresso dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù circa un secondo trapianto.
L’incidente probatorio e l’autopsia saranno fondamentali per stabilire se ci siano responsabilità mediche nel caso della morte di Domenico Caliendo o se il tragico evento fosse ineluttabile. Le indagini proseguono con l’obiettivo di fare luce sulla vicenda e garantire la giustizia.