Il settore tessile e moda italiano si trova ad affrontare sfide significative da diversi anni. La crisi strutturale del mercato, caratterizzata da un notevole calo dei volumi di vendita, dalla crescente pressione della concorrenza asiatica e da un potere d’acquisto delle famiglie sempre più ridotto, ha costretto numerose aziende a riconsiderare i propri modelli di business per garantire la propria sopravvivenza.
In questo scenario complesso, anche Harmont & Blaine ha fatto fatica a riportarsi sui livelli pre-pandemia. Nel periodo compreso tra il 2023 e il 2025, l’azienda ha trovato difficile recuperare i volumi e gli indicatori economico-finanziari. Per assicurare un futuro sostenibile, la direzione ha deciso di accelerare un piano di rilancio della competitività con interventi mirati, previsti per il 2026, che riguarderanno il retail, la logistica, lo sviluppo delle collezioni e l’organizzazione interna.
Recentemente, nel contesto di questa riorganizzazione, la direzione dell’azienda ha presentato alle organizzazioni sindacali un nuovo modello operativo per lo stabilimento di Caivano, in provincia di Napoli. Tale ristrutturazione implica l’individuazione di 32 posizioni lavorative in esubero. Questa decisione è stata presa dopo attente valutazioni delle possibili alternative disponibili, come riportato in una nota ufficiale dell’azienda.
Harmont & Blaine ha espresso la propria “dispiaciuta e consapevole” posizione riguardo alle ripercussioni che tali misure avranno sui dipendenti, sulle loro famiglie e sulla comunità locale. L’azienda ha dichiarato di essere disponibile a iniziare un dialogo con le parti sociali, con l’obiettivo di trovare soluzioni che possano contenere al massimo l’impatto sociale derivante dalla ristrutturazione.
Le indagini sono attualmente in corso e gli sviluppi futuri dipenderanno dall’esito delle trattative con i rappresentanti sindacali e dalla reazione del mercato alle scelte strategiche dell’azienda.