La morte del piccolo Domenico Caliendo, due anni, ha scosso Napoli. Deceduto all’ospedale Monaldi dopo un trapianto di cuore, l’ombra di un errore si allunga sull’intera struttura. “L’organo è arrivato danneggiato”, sussurra un operatore sanitario, riflettendo il malcontento e la preoccupazione che serpeggiano tra i colleghi.
Federconsumatori Campania ha presentato un esposto alla Procura, accusando un sistema malato nella trapiantologia pediatrica. “Non è un caso isolato”, avverte l’avvocato Carlo Spirito, richiamando alla memoria altri decessi di pazienti infantili. La voce dei rappresentanti di Federconsumatori echeggia: “È tempo che le istituzioni facciano i conti con la verità”.
Le indagini, avviate dopo la tragica fine di Pamela Dimitrova nel 2024, rivelano una serie di criticità nel centro di trapianti. Un’ispezione del Centro Nazionale Trapianti ha sollevato allarmi, eppure le risposte tardano ad arrivare. “È inaccettabile che un cronoprogramma per un reparto pediatrico non sia stato rispettato”, denuncia Spirito. Le promesse sembrano svanite nel nulla, mentre i piccoli pazienti continuano a essere sistemati in spazi non idonei.
In un contesto già grave, manca un’adeguata terapia post-operatoria e si continua a operare durante lavori di ristrutturazione. L’assenza di un reparto pediatrico dedicato è una falla che definisce l’intero sistema. In un’intervista, uno dei medici, sotto anonimato, e afferma: “È come se camminassimo su un campo minato. Ogni intervento è un azzardo”.
L’esposto porta alla luce anche questioni amministrative. Autorizzazioni scadute e una struttura priva di accreditamento regolare fanno parte di un quadro inquietante. Giovanni Berritto, presidente di Federconsumatori Campania, sottolinea: “Non possiamo considerare ciò una fatalità. Occorre chiarire le responsabilità. Ogni vita conta”.
L’appello alla magistratura è chiaro: investigare le condizioni organizzative e verificare se i protocolli medici vengano rispettati. La gente chiede giustizia, ma intanto la paura serpeggia tra le famiglie. In un ambiente dove la vita dei più vulnerabili è in gioco, le domande restano aperte: chi risponderà per la morte di Domenico? E quanti altri piccoli pazienti devono soffrire prima che qualcosa cambi?