A Napoli, si è chiusa una pagina oscura che tiene in allerta tutta la città. La Corte d’Appello ha confermato l’impianto accusatorio contro il gruppo criminale del rione Moscarella, conosciuto come “Terzo Sistema”. Una sentenza che mette in evidenza l’intenso lavoro delle forze dell’ordine e il tentativo di scardinare il potere consolidato dei clan D’Alessandro e Cesarano.
La tensione era palpabile ieri mattina quando i giudici hanno letti i nomi: cinque esponenti di un’organizzazione che ha imposto un clima di terrore tra imprenditori e commercianti, gestendo traffici illeciti con una logistica blindata nel cuore della periferia stabiese. “Questo gruppo ha condizionato la vita economica della zona in modo inaccettabile”, ha dichiarato un funzionario delle forze dell’ordine, visibilmente soddisfatto per il risultato ottenuto.
Le condanne sono pesanti: oltre 30 anni di reclusione complessiva per gli imputati. Luciano Polito ha incassato l’11 anni e 8 mesi, ma le difese hanno ottenuto delle modifiche significative. Per Giuseppina Concilio, la pena è stata fissata a 5 anni e 8 mesi. Anche per Renato Avitabile e Michele Santarpia, i cui periodi di detenzione sono stati rideterminati, è stata una giornata di tensione. “Abbiamo lottato per ottenere giustizia”, ha commentato l’avvocato di Santarpia.
Ma c’è una luce nel buio: le interdizioni perpetue sono state revocate in parte. Ritorna così una piccola possibilità per chi ha già assaporato la prigione. Un sistema, quello del “pizzo”, che riesce a germogliare anche da dietro le sbarre, ordinando colpi all’economia locale da una cella.
Adesso, con la sentenza di appello che ha riabilitato in parte le difese, resta da vedere se il caso approderà in Cassazione. Un epilogo che potrebbe riscrivere le sorti di un sistema criminale, ma anche quelle di una città intera, costretta a convivere con l’incertezza e la paura. Cosa succederà adesso nei quartieri di Castellammare? La risposta potrebbe stupire.