Dal drone al panaro: la camorra svela il giallo dei rifornimenti in carcere a Napoli

Dal drone al panaro: la camorra svela il giallo dei rifornimenti in carcere a Napoli

A Napoli, la criminalità si evolve con astuzia e velocità. Non servono armi sofisticate, ma un drone modificato e una lenza lunga oltre duecento metri. Questo è il nuovo sistema di rifornimento pensato da presunti affiliati al clan della Vanella Grassi di Secondigliano, un gruppo che ora sembrerebbe collaborare anche con elementi della criminalità calabrese.

L’ordinanza cautelare emersa di recente svela un metodo che ricorda il tradizionale “panaro”, il paniere calato dai balconi per ricevere la spesa. Ma qui la merce non è comune: droga, telefoni cellulari e, in alcuni casi, addirittura armi. “È incredibile, è come tornare indietro nel tempo, ma con strumenti moderni”, racconta un residente di Secondigliano, ancora incredulo.

Il collaboratore di giustizia Raffaele Paone, il cui apporto è cruciale per l’inchiesta, spiega che in un primo momento i droni si avventuravano dentro il carcere. Tuttavia, la reazione delle autorità penitenziarie, che hanno installato antenne anti-drone, ha costretto la criminalità a modificare le proprie strategie. “Adesso i droni volano alto, lontano dai radar”, rivela Paone, sottolineando la crescente audacia delle operazioni.

In questo nuovo schema, il drone non entra più tra le mura del penitenziario, ma lanciando un sottile filo collegato ai pacchi, riesce a fare arrivare il contenuto desiderato. “È stupefacente, sembra un film”, aggiunge un commerciante della zona, che osserva preoccupato l’andamento della situazione.

I guadagni sono una questione centrale. Paone svela che Nico Grimaldi gestiva il traffico, ma non senza pagare un tributo al clan. “All’inizio, il clan si prendeva la metà dei profitti. Ora, con i pagamenti scesi a meno della metà, si capisce che la situazione è in crisi”, spiega. Le operazioni si sono evolute: prima dall’appartamento al tredicesimo piano delle “Cappe”, ora dal campo nomadi, ritenuto più strategico per il segnale.

Ma non è solo una questione di logistica. Le videochiamate tra detenuti e affiliati all’esterno hanno rivelato l’intensificarsi dei legami e delle richieste di denaro. “Alle volte, le minacce erano chiare: pagare entro 24 ore o ci sarebbero stati problemi”, rivela Paone, lasciando intravedere l’ombra di un mondo criminale che ha saputo adattarsi anche in un contesto così controllato come quello carcerario.

Ora, la domanda è: fino a che punto si spingeranno le cosche per mantenere il loro controllo? Cosa accadrà alle dinamiche di forza tra i gruppi criminali? Napoli, con la sua vitalità e contraddizioni, continua a sorprendere, ma i cittadini si chiedono se questa sia davvero la normalità accettabile.

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