A Napoli, il rione Moscarella continua a tornare sotto i riflettori. La Corte d’Appello ha confermato l’impianto accusatorio sul gruppo criminale che ha messo radici nella periferia est di Castellammare di Stabia, e la tensione rimane alta tra i residenti.
“Questa organizzazione è riuscita a imporre una pressione soffocante su chiunque tentasse di opporsi”, ha dichiarato un ufficiale delle forze dell’ordine. Le indagini hanno rivelato quanto fosse forte il “Terzo Sistema”, gruppo che ha sfidato il duopolio delle famiglie D’Alessandro e Cesarano, gestendo traffici illeciti e intimidationi da un quartier generale blindato.
Le condanne finali parlano chiaro: oltre 30 anni di reclusione distribuiti tra i cinque esponenti di spicco. Luciano Polito ha ricevuto la pena più dura, 11 anni e 8 mesi, mentre per Giuseppina Concilio la Corte ha fissato 5 anni e 8 mesi. Ma non è tutto. I legali hanno ottenuto una parziale ricalibratura delle pene, portando a una riduzione significativa delle sanzioni accessorie.
L’inchiesta ha svelato un meccanismo criminale capace non solo di operare in superficie, ma anche di prosperare dietro le sbarre. Le estorsioni partivano dalle celle, toccando tutti gli aspetti dell’economia locale. Nonostante qualche vittoria tecnica per i difensori, l’immagine di un rione in balìa di un sistema mafioso rimane inesorabilmente intatta.
In un contesto che richiede chiarezza e legalità, il collegio difensivo sta ormai preparando il terreno per un eventuale ricorso in Cassazione. Nel quartiere, mentre si chiudono i conti con la giustizia, la domanda rimane: quanto dovrà ancora resistere la cittadinanza ai tentacoli della criminalità?