Il potere criminale della camorra continua a operare da dietro le sbarre: inchiesta sulla faida tra clan a Napoli
Nella città di Napoli e nelle aree circostanti, il potere della criminalità organizzata non si ferma nemmeno dietro le sbarre. Un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) ha messo in luce come i clan continuino a comunicare e a gestire le proprie attività illecite anche dalla detenzione. Al centro della vicenda si trova un cartello criminale composto dai clan Aloia-Covone-Luongo, con alti collegamenti a Miano e tensioni con il gruppo dei Filippini.
L’inchiesta si è focalizzata sul tentativo da parte di Nicola Luongo, attualmente in carcere, di estendere la sua influenza al di là di Afragola, mirando specificamente a San Vitaliano. Secondo la DDA, Luongo avrebbe impartito ordini chiari per il controllo del traffico di droga e delle estorsioni nel territorio, che attualmente è sotto l’influenza di Agostino Filippini, soprannominato ‘O Leone’.
Le intercettazioni effettuate dai Carabinieri del Gruppo di Castello di Cisterna hanno rivelato il clima di tensione tra i due gruppi. Un collaboratore di Luongo, Ciro Guardasole, avrebbe informato la moglie della situazione, affermando che “le cose sono cambiate” e che ora il controllo del territorio fosse passato al gruppo dei Covone.
In questo contesto, emerge la figura di Walter Mallo, un noto boss che ha già sfidato i Lo Russo in passato. Attualmente detenuto nel carcere di Saluzzo, Mallo avrebbe assunto il ruolo di mediatore tra Luongo e Filippini. Gli inquirenti sostengono che la connessione avvenga attraverso Alessandro Daniello, compagno di cella di Filippini, con il quale Mallo cerca di facilitare un contatto tra i due gruppi.
Le intercettazioni rivelano anche tensioni nei tentativi di negoziazione, con Mallo che propone un incontro tra i rispettivi gruppi. Tuttavia, la risposta da parte di Rosario Filippini è stata un rifiuto categorico, indicando che i membri della sua famiglia non sono disponibili a incontri con altri clan.
Quando una videochiamata tra i due boss si è finalmente realizzata, il confronto si è rivelato conflittuale. Luongo, nel tentativo di affermare la propria autorità, si è trovato di fronte all’orgoglio di Filippini, che ha sottolineato il proprio status e la lunga carriera criminale. Questo incontro è stato caratterizzato da scambi di provocazioni, riflettendo il clima teso tra i due gruppi.
Nicola Luongo ha tentato di imporre la sua linea, chiedendo il controllo dello spaccio di droga e proponendo una suddivisione dei profitti delle estorsioni. Tuttavia, il dialogo è stato intriso di resistenza e tensione, lasciando spazio a ulteriori sviluppi nella delicata situazione tra i clan.
Le indagini proseguono, con la DDA di Napoli che continua a monitorare i collegamenti tra i clan e i metodi utilizzati per mantenere i livelli operativi, anche mentre i leader criminali rimangono in carcere. L’attenzione rimane alta sul potenziale di conflitti futuri, dato il fragile equilibrio di alleanze e rivalità.Afragola, scontro tra clan: la sfida dei Filippini e l’ombra della vendetta
Afragola, 17 dicembre 2025. Un clima di tensione altissima segna il territorio, dove il conflitto tra clan si fa sempre più evidente. Il recente tentativo di mediazione tra i Filippini e il clan Luongo è miseramente fallito, portando a una escalation di violenze.
Secondo fonti interne, Agostino Filippini ha comunicato implicitamente una dichiarazione di guerra a Nicola Luongo, affermando: “Mio nipote ha detto che si fa così: niente, non si vuole sedere a tavola con nessuno. Chi è più forte, quello va avanti.” Questa frase, nel gergo della camorra, rappresenta una chiara sfida, un invito a risolvere le dispute non attraverso negoziazioni, ma attraverso la violenza.
Le parole di Agostino non sono rimaste disattese. Gli eventi successivi hanno confermato l’inasprirsi della rivalità: un’esplosione nei pressi dell’abitazione degli Sciano, legati ai Filippini, ha segnato l’inizio di un ciclo di vendetta che potrebbe culminare in ulteriori atti violenti.
In questo scenario complesso, Ottavio Colalongo, appartenente al gruppo dei Filippini, ha intuito il pericolo. Poche settimane prima della sua morte, in un incontro con i familiari, ha confidato di sentirsi minacciato, affermando: “Mi è stato creato solo un grande problema con Afragola… io mi devo guardare.” Le sue preoccupazioni si sono rivelate tragicamente fondate; Colalongo è stato assassinato, ennesima vittima di una logica spietata che ha colpito chi non accetta le regole del potere.
Gli investigatori della Procura, secondo quanto riportato, sono attualmente al lavoro per chiarire le dinamiche di questo scontro armato, monitorando i movimenti dei clan coinvolti. L’omicidio di Colalongo ha aperto la porta a una sequenza di eventi che potrebbe continuare a lasciare il segno su Afragola, rendendo sempre più difficile la convivenza pacifica tra le fazioni rivali.
Il futuro degli scontri tra i Filippini e il clan Luongo dipenderà dalle decisioni strategiche dei capi e dalla risposta delle forze dell’ordine, che si stanno attivando per contenere l’escalation di violenza e garantire la sicurezza della popolazione locale.
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