Camorra: la figura di Walter Mallo al centro dello scontro tra Luongo e Filippini a San Vitaliano

Camorra: la figura di Walter Mallo al centro dello scontro tra Luongo e Filippini a San Vitaliano

Napoli, il potere della camorra oltre le sbarre: indagini sul cartello degli Aloia-Covone-Luongo

A Napoli e provincia, il potere della camorra continua a operare efficacemente anche all’interno delle carceri. Secondo le ultime indagini della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli, questo fenomeno si manifesta attraverso l’uso di smartphone illegali e comunicazioni segrete, favorendo alleanze tra clan geograficamente distanti ma uniti da legami detentivi.

Il focus dell’inchiesta si concentra sul cartello degli Aloia-Covone-Luongo, la cui attività si estende dal territorio di San Vitaliano fino ai vertici della criminalità di Miano. Le indagini rivelano il conflitto tra i Luongo e il gruppo dei Filippini, guidato da Agostino Filippini, noto come ’O Leone. Quest’ultimo, con un lungo passato di detenzione alle spalle, rappresenta l’attuale ostacolo all’espansione dei Luongo nel nolano.

Secondo una prima ricostruzione, Nicola Luongo, nonostante la sua detenzione, continua a impartire ordini mirati a occupare San Vitaliano e gestire affari illeciti come droga ed estorsioni. L’analisi delle intercettazioni effettuate dai Carabinieri del Gruppo di Castello di Cisterna ha rivelato un clima di alta tensione nel dialogo tra i membri dei diversi clan. In un’intercettazione datata gennaio 2025, Ciro Guardasole, una figura chiave nel conflitto, afferma alla moglie: “Le cose sono cambiate, guagliò… ora comanda il padre di Luca Covone”.

All’interno di questo contesto, emerge la figura di Walter Mallo, un noto boss carcerato che ha già sfidato i Lo Russo in una guerra di successione. Mallo, attualmente detenuto nel carcere di Saluzzo insieme a Luongo, funge da intermediario nel tentativo di mediazione tra i due gruppi rivali. Secondo le autorità, è lui a facilitare la comunicazione tra Luongo e i Filippini, utilizzando il suo alleato Alessandro Daniello, compagno di cella di Filippini a Secondigliano.

Le intercettazioni hanno svelato un sistema di comunicazione che si basa su videochiamate. In un messaggio inviato da un contatto registrato come “Walter”, Mallo propone un incontro tra i due gruppi, ma la risposta da parte di Rosario Filippini è categorica: “Amò, digli allo zio che i miei parenti non si vogliono incontrare con nessuno, ok?”.

Lo scontro diretto tra Luongo e Filippini culmina in una videochiamata, dove il dialogo si fa immediatamente teso; Luongo cerca di sminuire Filippini, ignorando inizialmente la sua reputazione. La reazione di Filippini, descritta nelle intercettazioni, è ferma e assertiva: “Fratello, ascolta… io sono Agostino ’O Leone. Tu ti sei fatto 20 anni? Ma tu non hai fatto niente”.

Malgrado il confronto acceso, Luongo non si arrende e propone un accordo: i Filippini devono sospendere le loro attività di spaccio per consentire ai Luongo di prendere il controllo, garantendo in cambio una percentuale sulle estorsioni.

Le indagini della DDA sono attualmente in corso. Gli inquirenti stanno approfondendo i legami tra i diversi clan e monitorando le comunicazioni per individuare ulteriori sviluppi e possibili alleanze criminali. La situazione rimane fluida e le autorità continuano a operare per contrastare l’influenza del crimine organizzato nel territorio.Afragola, tensioni tra clan: i Filippini respingono la mediazione con i Luongo

Afragola, 17 dicembre 2025. Il clima di tensione tra il clan dei Filippini e quello dei Luongo sta raggiungendo un punto di rottura. La situazione è degenerata dopo un tentativo di mediazione fallito, culminato con un attacco armato che ha segnato un’ulteriore escalation del conflitto.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i giovani della famiglia Filippini, in particolare Patrik, hanno rifiutato ogni proposta di dialogo. Agostino Filippini ha trasmesso un messaggio definitivo a Nicola Luongo, dichiarando che “chi è più forte va avanti”. Questa affermazione è stata interpretata dagli esperti come una vera dichiarazione di guerra tra i due gruppi.

Le conseguenze di questo scontro si sono già manifestate con la detonazione di un ordigno vicino all’abitazione di alcuni membri del clan degli Sciano, affiliati ai Filippini, e con il proliferare di “stese” – sparatorie pubbliche che contribuiscono a seminare il terrore nella popolazione locale.

Nell’ambito di questa escalation, è emersa la figura di Ottavio Colalongo, un membro del clan Filippini che, prima di essere ucciso nell’agguato del 17 dicembre, aveva espresso preoccupazione per la crescente pericolosità della situazione. In un incontro riservato con i familiari, Colalongo aveva affermato di sentirsi minacciato, sottolineando: “Mi è stato creato solo un grande problema con Afragola”. Le sue parole, ora, suonano come un triste presagio.

Colalongo, consapevole della gravità della situazione e del rischio di una brutale vendetta dopo il rifiuto di dialogo, aveva avvertito i suoi che l'”ambasciata di morte” era già in corso. L’omicidio avvenuto a dicembre ha confermato la logica implacabile del clan Luongo: chi rifiuta di scendere a compromessi rischia di pagare con la vita.

Le indagini sono attualmente in corso, condotte dai Carabinieri e dalla Polizia, che stanno cercando di far luce sulle dinamiche interne ai clan e sull’andamento della faida. La Procura di Napoli segue con attenzione la situazione, temendo possibili ulteriori episodi di violenza.

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