Assolto dall’accusa di estorsione, dopo 15 mesi in carcere un innocente a Pimonte

Assolto dall’accusa di estorsione, dopo 15 mesi in carcere un innocente a Pimonte

Assolto Antonio Chierchia: la vicenda si chiude con una sentenza di non colpevolezza

Pimonte – Antonio Chierchia è stato completamente assolto dalle accuse di estorsione aggravata dal metodo mafioso. La pronuncia, emessa dal Collegio giudicante del Tribunale di Torre Annunziata, pone fine a un lungo percorso giudiziario che ha visto l’imputato in custodia cautelare per oltre un anno.

La vicenda ha avuto inizio nel marzo del 2021, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dal Nucleo Operativo dei Carabinieri di Torre Annunziata. Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia, Chierchia avrebbe esercitato pressioni illecite ai danni di un imprenditore coinvolto nella riqualificazione del campo sportivo “San Michele” a Pimonte. Gli inquirenti avevano collocato il presunto reato all’interno del contesto delle dinamiche mafiose attribuite al sodalizio Afeltra-Di Martino, attivo nell’area dei Monti Lattari. In base a queste accuse, il Pubblico Ministero aveva richiesto una pena di sei anni di reclusione.

Un elemento centrale nel processo si è rivelato essere il riconoscimento oculare effettuato dalla presunta vittima del racket, che aveva identificato Chierchia in tre occasioni diverse, sia durante le indagini preliminari che in aula. Tuttavia, nonostante il triplice riconoscimento, la difesa, guidata dall’avvocato Francesco Romano, ha sollevato dubbi sulla credibilità della testimonianza. Attraverso un’accurata indagine difensiva, sono emerse numerose incongruenze e falle nel racconto della persona offesa, portando alla luce la possibile estraneità dell’imputato rispetto ai fatti contestati.

La sentenza del Tribunale di Torre Annunziata conferma l’estraneità di Chierchia alle accuse. I giudici hanno evidenziato che il riconoscimento facciale non era supportato da riscontri oggettivi attendibili. Con questa decisione, Chierchia ha riacquistato la libertà dopo quindici mesi di detenzione.

Ora rimane da valutare la posizione della presunta vittima e le motivazioni della sentenza, che verranno depositate nelle prossime settimane. Questi documenti saranno cruciali per chiarire le ragioni del divergere tra l’accusa e l’effettiva realtà dei fatti. Le indagini potrebbero subire ulteriori sviluppi, a seconda delle prossime mosse degli avvocati e della procura.

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