Addio a Vincenzo D’Agostino, il “Mogol” della musica neomelodica napoletana

Addio a Vincenzo D’Agostino, il “Mogol” della musica neomelodica napoletana

Napoli in lutto per la scomparsa di Vincenzo D’Agostino, icona della musica neomelodica

Napoli – Si è spento ieri Vincenzo D’Agostino, noto come il “Mogol dei neomelodici”, all’età di 64 anni. La morte è avvenuta dopo una lunga battaglia contro un tumore ai polmoni e le conseguenze di tre infarti che hanno compromesso il suo stato di salute. La sua città non ha avuto l’opportunità di offrirgli l’ultimo saluto, poiché i preparativi di un grande concerto in suo onore erano già in atto.

L’evento, organizzato dalla figlia Melania e da amici, era previsto per il 3 aprile al Palapartenope e aveva registrato il sold out in sole tre ore. La serata, in origine pensata per celebrare la sua carriera, si trasformerà ora in un memoriale postumo.

Il tributo musicale e la malattia

Il concerto, intitolato “Stasera t’aggia dicere na cosa”, prenderà vita con la presenza di alcuni dei più illustri artisti della musica partenopea. Tra loro figurano nomi di spicco come Gigi D’Alessio, Sal Da Vinci e Franco Ricciardi. Nonostante D’Agostino fosse costretto a letto a causa della malattia, l’annuncio della scaletta – che comprende anche artisti emergenti – era stato concepito come un gesto affettuoso per alleviare le sue sofferenze. Sebbene l’artista non possa presenziare, la serata rimarrà confermata come un tributo alla sua opera.

L’eredità artistica di D’Agostino

La carriera di D’Agostino ha segnato un periodo cruciale nella musica napoletana, fungendo da ponte tra sceneggiata e pop moderno. Gli inizi risalgono agli anni Ottanta, in collaborazione con Carmelo Zappulla, ma è negli anni Novanta che la sua penna ha ottenuto il riconoscimento pubblico grazie a brani come “Cient’anne”, considerato un passaggio di testimone tra Mario Merola e Gigi D’Alessio.

La sua produzione include molte hit che hanno caratterizzato il repertorio musicale dell’epoca, dalle canzoni di Anna Tatangelo a quelle di Nino D’Angelo. La sua capacità di scrivere in modo autentico e diretto ha reso D’Agostino una figura imprescindibile per diverse generazioni.

La poetica del “Bar delle cofecchie”

“In quel periodo, la Napoli più melodica non cantava più dai tempi di Sergio Bruni”, amava sottolineare. La sua ispirazione proveniva dai racconti ascoltati al “bar delle cofecchie” di Porta Capuana, dove raccoglieva storie di vita quotidiana da trasformare in liriche accessibili e veritiere. Un mondo che, secondo D’Agostino, ha ceduto il passo ai social media, ma che continuava a influenzarlo.

Cordoglio tra i colleghi

La notizia della sua scomparsa ha suscitato un forte cordoglio tra i membri della scena musicale. Gigi D’Alessio, con il quale D’Agostino aveva un legame trentennale, ha espresso il suo dolore, definendolo “un vero poeta della porta accanto”. Anche Franco Ricciardi e Gianni Fiorellino hanno condiviso il loro affetto, sottolineando l’importanza artistica di D’Agostino e la sua capacità di parlare a più generazioni.

Le indagini sulle cause della malattia di D’Agostino non sono al momento in corso, ma la sua eredità musicale è destinata a vivere attraverso le canzoni che ha scritto e gli artisti che ha ispirato.

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