Cronaca
Un operaio avellinese incontra la fine in provincia di Messina, destando preoccupazione per i lavoratori lontani da casa
Tragedia sul lavoro a Messina: un operaio di 69 anni perde la vita in un incidente che accende i riflettori sulla sicurezza. #Messina #LavoroSicuro
Immaginate un pomeriggio qualunque in un capannone industriale ai margini di Fondachello Valdina, dove il ronzio delle macchine e il calore del lavoro quotidiano si mescolano all’aria salmastra del Messinese. Qui, in un’azienda dedicata alla produzione di laterizi, un operaio di 69 anni, arrivato da Avellino per guadagnarsi da vivere, ha affrontato quello che avrebbe dovuto essere un turno come tanti altri. Invece, è finito in un volo improvviso di circa quattro metri durante operazioni di saldatura, un incidente che ha trasformato un luogo di fatica in uno di lutto irreversibile.
Le prime ricostruzioni dei Carabinieri dipingono una scena cruda: l’uomo ha perso l’equilibrio per motivi ancora da chiarire, precipitando in un attimo che non ha lasciato scampo. Nonostante l’arrivo rapido dei soccorsi, l’impatto è stato fatale, lasciando dietro di sé non solo un’assenza dolorosa, ma anche un’eco di vulnerabilità che risuona in una comunità già provata da simili episodi. Questa zona del Messinese, con le sue fabbriche e i suoi ritmi intensi, è un tessuto urbano segnato dal duro lavoro, dove molti operai portano il peso degli anni senza adeguate protezioni, ricordandoci quanto sia fragile il confine tra routine e tragedia.
La notizia ha scatenato un’onda di indignazione, con i sindacati che non hanno esitato a far sentire la loro voce. I vertici della Uil Messina, attraverso una nota congiunta, hanno espresso un dolore profondo e una critica diretta al sistema. “È inammissibile lavorare a 69 anni, ed è ancora più inaccettabile farlo ad altezze pericolose anche per un ventenne”, hanno dichiarato, definendo l’accaduto uno “sfregio alle coscienze”. Queste parole non sono solo un grido di rabbia, ma un invito a riflettere su come le lacune legislative espongano i lavoratori più anziani a rischi sproporzionati, in un contesto sociale dove il lavoro usurante si prolunga ben oltre i limiti ragionevoli.
Ora, mentre il sindacato spinge con rinnovata urgenza per l’adozione del reato di omicidio sul lavoro e del piano “Zero morti sul lavoro”, questa vicenda porta alla luce un problema più ampio: il fallimento di un sistema che dovrebbe proteggere chi contribuisce al tessuto economico del territorio. È un promemoria, forse, che dietro ogni statistica c’è una storia umana, e che nel cuore di comunità come quella di Messina, ogni perdita lascia cicatrici profonde.
