Un proiettile lacera la notte napoletana: un gesto inquietante sfiora i palazzi della giustizia #Napoli #SicurezzaUrbana
Immaginate una fredda mattina di gennaio a Napoli, dove il sole fatica a dissipare l’ombra dei grattacieli del Centro Direzionale. Al dodicesimo piano della Torre C, un foro netto su una vetrata alta e impenetrabile racconta una storia che ha fatto accelerare i cuori della comunità: un proiettile, rinvenuto ancora intatto sul pavimento, ha infranto il silenzio di uffici che simboleggiano la lotta per la giustizia. È successo il 2 gennaio, un evento che ha immediatamente attivato i protocolli di sicurezza nel Palazzo di Giustizia, lasciando tutti a chiedersi se si tratti di un atto deliberato o di un tragico errore festaiolo.
La scena è vivida: il proiettile ha colpito proprio dove lavorano i pilastri della legalità, vicino all’ufficio del Procuratore Generale Aldo Policastro, un luogo non solo amministrativo ma simbolo dell’impegno contro il crimine in una città che conosce troppo bene le sue ombre. Le prime indagini della Polizia Scientifica suggeriscono che l’arma potrebbe essere un fucile, con accertamenti balistici ancora in corso per svelare calibro e traiettoria. La Polizia di Stato è al lavoro, coordinata dalla Procura di Napoli, ma c’è la possibilità che il caso venga trasferito ai colleghi di Roma, come prevede la legge quando i magistrati sono coinvolti direttamente.
Gli inquirenti, con il loro tipico riserbo, stanno valutando diverse ipotesi. La più probabile è legata ai festeggiamenti di Capodanno, dove un colpo partito in aria durante la notte di San Silvestro potrebbe aver seguito una traiettoria imprevedibile fino a quel piano elevato. Eppure, in un contesto urbano come Napoli, dove il rumore dei fuochi e degli spari spesso si confonde con la gioia, non si esclude nulla: anche l’idea di un drone modificato aleggia, sebbene sembri meno credibile. È un reminder sottile di come le tradizioni possano sfociare in pericoli reali, toccando nervi scoperti della società.
Questa vicenda non è isolata; quella stessa notte, finestre forate sono state scoperte nella sede dell’Eav, l’Ente Autonomo Volturno, alimentando un senso di vulnerabilità diffusa. È un fenomeno ricorrente, quello delle armi usate per “celebrare” l’anno nuovo, che continua a pesare sulla sicurezza della città e a sfiorare istituzioni fondamentali. In una Napoli vibrante e resiliente, episodi come questo ricordano quanto sia fragile l’equilibrio tra festa e rischio, invitando a riflessioni su come proteggere chi veglia sulla comunità.
Alla fine, mentre le indagini procedono, ci si domanda come questi gesti effimeri possano lasciare segni duraturi su un tessuto urbano già provato, spingendo tutti a una maggiore consapevolezza per un futuro più sicuro.