Cronaca
Scacco ai narcos dei Monti Lattari: 83 anni di carcere
Un’organizzazione familiare ha trasformato Gragnano in un centro di spaccio, rifornita dalle piantagioni dei Monti Lattari.
Un’organizzazione familiare capace di trasformare Gragnano in una centrale dello spaccio campano, rifornita dalle piantagioni dei Monti Lattari e protetta da una rete di pusher, anche minorenni.
È questo il quadro tracciato dalla sentenza pronunciata dal gup del Tribunale di Napoli Nicoletta Campanaro, che ha inflitto 83 anni complessivi di carcere a nove imputati appartenenti al gruppo criminale guidato da Rossano Apicella.
Secondo l’impianto accusatorio della Direzione Distrettuale Antimafia, sostenuto dal sostituto procuratore Giuseppe Cimmarotta, il clan gestiva un traffico continuo di cocaina, hashish e soprattutto marijuana, la cosiddetta “paesana” dei Lattari, una varietà di altissima qualità, coltivata sulle montagne e diventata uno dei prodotti più richiesti del mercato degli stupefacenti nel Sud Italia.
Apicella, vero e proprio narcos di riferimento dell’area gragnanese, continuava a dirigere l’organizzazione anche dal carcere, grazie a un telefono cellulare che gli consentiva di impartire ordini e direttive alla moglie Rosaria Vitiello e ai figli, trasformati in una struttura operativa stabile.
La loro abitazione di via Volte era diventata il cuore pulsante del sistema: da lì partivano le disposizioni per la vendita, le consegne e la gestione dei pusher.
Nel corso dell’indagine, culminata in un blitz dei carabinieri e della Dda che ha smantellato il gruppo e portato a numerosi arresti, sono stati documentati centinaia di episodi di spaccio, comprese le consegne a domicilio, a conferma di un mercato ormai radicato e capace di soddisfare tutte le richieste della zona.
Il “lancio dal balcone” e la piazza di Nassiriya
Il metodo di vendita era tanto semplice quanto efficace. Lo spaccio avveniva spesso con il cosiddetto “lancio dal balcone”, con le dosi calate o gettate ai clienti direttamente dalle abitazioni, oppure nella piazzetta dedicata ai caduti di Nassiriya, trasformata in una vera e propria piazza di droga a cielo aperto.
I militari hanno inoltre accertato l’esistenza di depositi di stupefacenti disseminati in tutta la città, custoditi anche da soggetti apparentemente insospettabili, a dimostrazione di una struttura capillare e ben organizzata.
Minorenni al servizio del clan
Uno degli aspetti più gravi emersi dal processo è stato l’uso sistematico di minorenni come pusher. Giovani trasformati in “soldatini” dello spaccio, spesso reclutati con minacce o pressioni, costretti a vendere droga in strada per conto del clan, esponendosi a rischi enormi e compromettendo il proprio futuro.
Il legame con l’omicidio Di Martino
Nel processo è stato condannato anche Salvatore Pio Pennino, 24 anni, al quale il giudice ha inflitto un anno e otto mesi di reclusione. Pennino è già detenuto per l’omicidio di Nicholas Di Martino, il 17enne accoltellato a morte nel maggio del 2020, delitto per il quale sta scontando 18 anni di carcere. Un collegamento che rafforza il quadro di violenza e illegalità in cui operava la rete dello spaccio.
Le condanne
Le pene più severe sono state riservate ai vertici dell’organizzazione.
Rossano Apicella ha incassato una condanna a oltre vent’anni di carcere, mentre la moglie Rosaria Vitiello è stata condannata a 14 anni. Pene pesanti anche per i figli e per gli altri affiliati, riconosciuti come parte integrante di una associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti.
Con questa sentenza, il tribunale ha messo la parola fine a uno dei più importanti procedimenti antimafia sull’area dei Monti Lattari, certificando come dietro la marijuana “paesana” e la piazza di Gragnano si nascondesse un clan familiare strutturato, capace di controllare il territorio e di alimentare il mercato della morte nel cuore della provincia di Napoli.
Fonte REDAZIONE
