L’affollamento al Pronto Soccorso Pediatrico di Napoli dopo le feste: storie di bimbi e genitori in attesa #SaluteInfanzia #NapoliEmergenza
Immaginate le luminose decorazioni natalizie che ancora adornano le strade di Napoli, ma all’interno del Santobono, l’atmosfera è tutt’altra: sale d’attesa affollate di famiglie preoccupate, con bambini febbricitanti stretti tra le braccia, mentre medici e infermieri navigano instancabilmente tra un’emergenza e l’altra. Dopo le festività, questo ospedale pediatrico ha visto un vero e proprio boom di accessi, arrivando a registrare fino a 350 bambini al giorno, per lo più con sintomi influenzali e problemi respiratori che ricordano quanto fragili possano essere le nostre comunità urbane in inverno.
Il quotidiano tran-tran di una città vivace come Napoli si scontra con queste ondate stagionali, dove il calore delle riunioni familiari diventa un doppio taglio, favorendo la diffusione di virus tra i più piccoli. «Stiamo gestendo bene una fase molto complessa, ma nei giorni clou abbiamo registrato un iper-afflusso, anche a causa della ridotta presenza dei medici di base durante le festività», spiega il primario Vincenzo Tipo, che osserva come circa l’80% dei casi coinvolga sintomi influenzali più aggressivi del solito, specialmente nei bimbi under sei mesi, dove le vaccinazioni non sono ancora un’opzione. È una situazione che fa riflettere sulla routine quotidiana: questi piccini, con febbri alte e respiri affannosi, pagano il prezzo di un periodo festivo che, per quanto gioioso, accelera i contagi.
Non si tratta solo di numeri – come l’8% di ricoveri per polmoniti, spesso richiedenti terapie prolungate con ossigenoterapia – ma di storie umane che toccano il cuore della comunità. I lattanti più vulnerabili, ad esempio, lottano con febbri che durano oltre i 3-5 giorni e complicazioni respiratorie nel 7-8% dei casi, evidenziando quanto l’influenza possa essere insidiosa in un contesto urbano densamente popolato. «Parliamo di bambini con febbre anche molto alta che pagano il prezzo delle riunioni familiari natalizie: il contagio circola rapidamente e colpisce i soggetti più fragili», sottolinea Tipo, invitando a una riflessione su come le nostre abitudini sociali influenzino la salute pubblica.
Un possibile nuovo picco all’orizzonte
Con la fine delle vacanze, l’ospedale si prepara a un’altra sfida: la riapertura delle scuole, che potrebbe amplificare la diffusione. «Dai dati dell’Istituto superiore di sanità, il picco influenzale è atteso tra la terza e la quarta settimana di gennaio. Il ritorno in classe potrebbe rappresentare un ulteriore fattore di diffusione», avverte Tipo. Il Santobono ha già messo in moto piani per gestire l’affollamento, come rimodulare le attività e liberare posti letto, un approccio che dimostra la resilienza del sistema sanitario locale di fronte a questi cicli stagionali.
Tuttavia, il messaggio del primario va dritto alle famiglie: «È fondamentale proteggere i bambini più piccoli, scoperti dalla vaccinazione. In Campania, come nel resto d’Italia, la copertura vaccinale pediatrica non supera il 50%». Con un tocco di cautela, consiglia di tenere i bimbi con sintomi a casa, consultare il pediatra e monitorare attentamente se i disturbi persistono. È una chiamata alla responsabilità condivisa, dove ogni genitore gioca un ruolo nel non sovraccaricare i pronto soccorso. «Molti genitori bypassano il pediatra e si riversano direttamente in ospedale perché spaventati dai sintomi. Ma è importante evitare il sovraffollamento dei pronto soccorso: le sale d’attesa piene sono un ulteriore veicolo di diffusione di virus e infezioni», conclude, offrendo un monito gentile su come piccoli gesti possano fare la differenza.
Mentre Napoli guarda avanti in questo inverno imprevedibile, è chiaro che la salute dei nostri bambini non è solo una questione medica, ma un riflesso del tessuto sociale che ci unisce, invitandoci a bilanciare tradizioni e precauzioni per un domani più sereno.