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Cronaca

Pompei, «voci di corridoio» tornano a parlare: amori, insulti e gladiatori riaffiorano grazie alla tecnologia

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Pompei, «voci di corridoio» tornano a parlare: amori, insulti e gladiatori riaffiorano grazie alla tecnologia

Pompei continua a rivelare nuove sorprese e scoperte affascinanti.

Pompei non smette di sorprendere. Dove per oltre duecento anni si pensava che tutto fosse già stato visto e raccontato, oggi riaffiorano storie di vita vissuta: amori dichiarati in fretta, insulti feroci, incitazioni, scene di combattimenti gladiatori.

È il corridoio di passaggio che collegava l’area dei teatri alla via Stabiana, uno spazio attraversato ogni anno da milioni di visitatori e che, proprio grazie alle tecnologie più avanzate, torna a parlare.

Sulle pareti di questo ambiente emergono quasi 300 iscrizioni: circa 200 già note e 79 identificate di recente. Frasi brevi, a volte rozze, altre sorprendentemente intime, che restituiscono la voce diretta degli antichi pompeiani. C’è Erato che ama — “Erato amat”, “Erato ama…” —, c’è il disegno di un combattimento gladiatorio, ma anche invettive, scherzi e preghiere affidate agli dèi. Tracce che ricordano da vicino le scritte sui muri delle città contemporanee o i messaggi che oggi scorrono nelle chat e sui social network.

Il progetto che ha permesso questa riscoperta si chiama Bruits de couloir (“Voci di corridoio”) ed è stato ideato da Louis Autin ed Éloïse Letellier-Taillefer dell’Università della Sorbona e da Marie-Adeline Le Guennec dell’Università del Québec a Montréal, in collaborazione con il Parco archeologico di Pompei. Le ricerche, condotte in due campagne nel 2022 e nel 2025, hanno portato a una rilettura complessiva dei graffiti del corridoio, come raccontato sull’E-Journal degli Scavi di Pompei.

L’approccio è multidisciplinare e combina epigrafia, archeologia, filologia e digital humanities. Fondamentale l’uso della RTI (Reflectance Transformation Imaging), una tecnica di fotografia computazionale che consente di osservare le superfici sotto diverse condizioni di illuminazione, rendendo visibili incisioni ormai impercettibili a occhio nudo. In questo modo, dopo oltre due secoli dallo scavo del 1794, emergono ancora dettagli inediti.

Tra le iscrizioni già note spiccano messaggi che restituiscono tutta la vitalità di questo spazio pubblico: “Vado di fretta; stammi bene, mia Sava, fa che mi ami!”; oppure l’insulto colorito: “Miccio-cio-cio, a tuo padre che cacava hai rotto la pancia; guardate un po’ come sta Miccio!”. E ancora dichiarazioni d’amore affidate alla protezione divina: “Methe, schiava di Cominia, di Atella, ama Cresto nel suo cuore. Che ad entrambi la Venere di Pompei sia propizia e che vivano sempre in armonia”.

«La tecnologia è la chiave che ci apre nuove stanze del mondo antico e quelle stanze le dobbiamo anche raccontare al pubblico», ha spiegato il direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. «Stiamo lavorando su un progetto di tutela e valorizzazione delle scritte, che in tutta Pompei sono oltre 10mila: un patrimonio immenso. Solo l’uso della tecnologia può garantire un futuro a tutta questa memoria della vita vissuta».

Il lavoro non si ferma qui. È in fase di sviluppo una piattaforma 3D che integrerà fotogrammetria, dati RTI e metadati epigrafici, creando uno strumento innovativo per la visualizzazione e l’annotazione congiunta delle iscrizioni. Parallelamente, il Parco ha programmato la realizzazione di una copertura del corridoio per proteggere gli intonaci e conservare nel tempo questo straordinario concentrato di voci antiche.

Così Pompei, ancora una volta, dimostra che il passato non è immobile: basta la tecnologia giusta per farlo tornare a parlare.

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