Cronaca
Palazzo evacuato di Arzano: è scontro col Comune sullassistenza

Arzano– Prima la paura per quelle crepe che si allargavano a vista d’occhio, poi la corsa in strada e infine la rabbia fredda di chi non sa quando – e se – potrà rientrare in casa.
È una vera e propria odissea quella che stanno vivendo trentasei famiglie di Arzano, sgomberate in via precauzionale nella serata di ieri dopo che un palazzo di sette piani e una villetta bifamiliare, situati tra via Verdi e via Pascoli, sono stati dichiarati inagibili.
I segnali d’allarme e lo sgombero
Tutto è iniziato con un segnale inequivocabile, spesso presagio di dissesti statici importanti: gli infissi che non si aprono più. Alcuni inquilini, notando l’impossibilità di spalancare finestre e balconi a causa della deformazione dei vani, hanno lanciato l’allarme.
L’intervento dei tecnici e dei Vigili del Fuoco ha confermato i timori: l’ordinanza comunale parla chiaramente di un “quadro fessurativo esteso”. Una diagnosi che non ha lasciato altra scelta se non l’evacuazione immediata delle due strutture, gettando decine di persone nell’incertezza in piena notte.
La polemica: «Tre giorni non bastano»
Mentre la maggior parte delle famiglie è riuscita a trovare una sistemazione di fortuna presso parenti e amici, per chi non ha alternative si è aperto il fronte della polemica con l’amministrazione comunale.
Al centro della contesa c’è la delibera d’urgenza: il Comune ha stanziato i fondi per garantire la permanenza in albergo agli sfollati per sole 72 ore. Un lasso di tempo giudicato irrisorio dai cittadini, consapevoli che le verifiche tecniche richiederanno molto più tempo.
«Come faremo e dove andremo tra tre giorni?», è la domanda che rimbalza tra gli sfollati radunati in strada. «Chiediamo che il Comune faccia un ulteriore stanziamento e ci aiuti concretamente. Tre giorni sono nulla rispetto ai tempi della burocrazia e delle perizie tecniche, anche se noi tutti speriamo di rientrare presto nelle nostre abitazioni».
Il nodo del sottosuolo e le verifiche
Intanto, l’area è stata transennata e i tecnici, affiancati dai geologi, sono già al lavoro per comprendere l’origine del cedimento. I riflettori sono puntati sul sistema fognario dell’area circostante, per verificare eventuali perdite che potrebbero aver lavato il terreno di fondazione, ma lo sguardo va più in profondità.
Gli edifici sgomberati sorgono a pochi passi dal centro storico di Arzano, un territorio che, come molti comuni dell’hinterland napoletano, poggia su un vasto sistema di grotte e cavità di tufo. La paura è che il “vuoto” sotto i palazzi abbia ricominciato a muoversi, trasformando l’emergenza di pochi giorni in un calvario di mesi.
P.B.
