Cronaca
Nella faida di Pianura, un giovane boss come Massimiliano Santagata riceve solo tre anni di pena

Nei vicoli di Pianura, Napoli, un giovane tra faide e ambizioni criminali: l’eredità di un clan e una condanna inaspettata #Napoli #FaidaDiPianura
Immaginate una periferia di Napoli dove l’aria è carica di tensioni invisibili, e storie di lealtà e vendette si intrecciano con la vita quotidiana: è qui, all’ombra di edifici segnati dal tempo, che si dipana la vicenda di Massimiliano Santagata, un 22enne che sognava di ereditare il potere di un clan locale, ma che ora affronta una realtà ben diversa.
Nella recente udienza, il giudice ha optato per una pena mite – tre anni e quattro mesi di reclusione – dopo aver riqualificato l’accusa da tentato omicidio a lesioni aggravate, accogliendo la difesa degli avvocati Domenico Dello Iacono e Anna Savanelli. Si tratta di un esito che contrasta con le richieste della Procura di Napoli, la quale aveva insistito per otto anni di carcere, evidenziando come questi casi riflettano le fragilità del sistema giudiziario di fronte a dinamiche criminali radicate.
Lo stesso destino è toccato al coimputato Salvatore Carpentieri, mentre Santagata era già sotto domiciliari per un altro procedimento in corso. Ma per comprendere appieno, dobbiamo tornare al cuore della storia: l’agguato del 4 maggio, un episodio che ha squarciato il velo su una tensione personale, trasformandola in un evento drammatico.
Raccontato dalle indagini della Squadra giudiziaria di Pianura, l’episodio vede Santagata, insieme a Francesco Olgato e Carpentieri, accusato di aver teso un’imboscata a Luca Battista. Immaginate la scena: Battista, agli arresti domiciliari nella sua casa di via vicinale Torciolano, avverte un pericolo dal terrazzo e si rifugia all’interno, mentre i colpi di arma da fuoco sfiorano mobili e oggetti a livello umano. Una fuga per un soffio, che lascia dietro un’eco di paura in una comunità già provata. Oggi, Battista sconta dodici anni in carcere, e questo episodio sottolinea come la violenza possa irrompere nelle vite ordinarie, alterando equilibri precari.
Al centro di tutto, un movente che aggiunge un tocco umano e complesso: secondo le indagini, l’agguato scaturisce da una relazione sentimentale considerata “proibita”, legata alla moglie di un uomo vicino al gruppo di Santagata. È un dettaglio che sposta l’attenzione da un potenziale regolamento mafioso a una faida personale, invitando a riflettere su come, in quartieri come Pianura, le passioni individuali si mescolino con dinamiche criminali più ampie, influenzando il corso della giustizia.
Questo contesto urbano, segnato da anni di instabilità, vede la dissoluzione del clan Esposito-Marsicano lasciare spazio a nuove alleanze e giovani come Santagata, visti dagli inquirenti come potenziali leader. È una periferia dove intimidazioni e agguati falliti tessono una rete silenziosa, e la comunità deve navigare tra paura e speranza, chiedendosi se questi eventi siano solo echi di un passato o segnali di un futuro incerto.
Mentre la faida di Pianura continua a pulsare sotto la superficie della vita quotidiana, ci si interroga su come queste storie di ambizione e conflitto possano ispirare un cambio di rotta, per un quartiere che merita più di ombre e silenzi.
