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Cronaca

Napoli, l’esercito degli adolescenti invisibili: tra lavoro precoce e sogni di fuga

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Napoli, l’esercito degli adolescenti invisibili: tra lavoro precoce e sogni di fuga

Napoli, l’esercito degli adolescenti invisibili: tra lavoro precoce e sogni di fugaNapoli. Una realtà che pesa sulle ambizioni di giovani di 14 anni, tra il desiderio di riscatto e una vita incerta.

Napoli– Non sono solo numeri, sono vite sospese tra il desiderio di riscatto e il peso di una realtà che schiaccia le ambizioni già a quattordici anni. L’indagine “Barriere Invisibili”, condotta dal Dipartimento di Scienze Economiche della Federico II insieme a Save the Children, squarcia il velo sulla povertà educativa a Napoli e nell’area metropolitana

. Il quadro che emerge è quello di una generazione che, per sopravvivere, deve rinunciare a essere giovane: il 6,7% degli intervistati lavora ogni giorno, mentre il 16% lo fa saltuariamente per tamponare le falle di bilanci familiari ridotti all’osso.

La geografia del disagio

La povertà a Napoli ha coordinate precise. Da Scampia a Ponticelli, passando per Barra e San Giovanni a Teduccio, fino a toccare i centri critici della provincia come Caivano, Afragola e Acerra.

In questi territori, il 12% dei ragazzi vive in famiglie a basso reddito e uno su venti dichiara una “grave deprivazione materiale”. Non è solo mancanza di denaro, è assenza di spazi: il 43% giudica insoddisfacenti le infrastrutture scolastiche. Biblioteche e palestre sono spesso miraggi, trasformando gli istituti in “parcheggi” piuttosto che in centri di aggregazione. In questo isolamento, il bullismo trova terreno fertile, colpendo il 12% degli studenti.

Il rifugio digitale e il deserto culturale

Senza sport (praticato da meno del 60%) e senza associazionismo (solo il 13% frequenta un centro), l’unico orizzonte diventa lo schermo di uno smartphone. Più di un terzo dei ragazzi passa oltre cinque ore al giorno connesso, un dato che fa il paio con un deserto culturale preoccupante: il 46,5% dei giovani napoletani non ha aperto un libro che non fosse un testo scolastico nell’ultimo anno.

Lo studio, coordinato dalla professoressa Cristina Davino, evidenzia come queste privazioni non siano casuali, ma figlie di un sistema che non offre alternative alla strada o alla solitudine digitale.

Ansia e voglia di fuga

Il dato più doloroso riguarda le aspettative. La speranza resiste nel 29,6% dei casi, ma è tallonata dall’ansia, che attanaglia quasi il 30% dei ragazzi e oltre una ragazza su tre. Il futuro non parla italiano: la maggior parte del campione ritiene che una vita “appagante” sia possibile solo oltre il confine.

“C’è un notevole gap tra aspirazione e aspettativa”, spiega Davino. Secondo Raffaela Milano di Save the Children, questa mappatura deve essere l’ultimo campanello d’allarme per le istituzioni: senza contratti stabili e percorsi formativi seri, le “barriere invisibili” continueranno a trasformarsi in muri insormontabili, spingendo le migliori energie della Campania lontano da casa.

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