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Cronaca

Napoli Corso Umberto, il «Rettifilo» della paura: scippi e fughe nei vicoli nonostante gli arresti

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A Napoli, il tema va oltre il buio e le ore tarde, toccando aspetti più profondi e significativi.

Napoli– Non è solo una questione di buio o di ore tarde. Il Corso Umberto I, lo storico “Rettifilo” che collega la Stazione Centrale a Piazza Borsa, si conferma uno dei teatri più critici per la sicurezza urbana cittadina.

L’ultimo episodio, avvenuto ieri sera intorno alle 20:00 all’angolo con via Lorenzo Fazzini, è solo la punta di un iceberg fatto di furti con destrezza e rapine violente che si ripetono ciclicamente, alimentando un senso di insicurezza tra residenti e turisti.

L’ultimo episodio: caccia al ladro tra le telecamere

Una ragazza di 28 anni è stata l’ultima vittima di questo schema ormai consolidato. Mentre passeggiava, è stata puntata da un individuo che, con una mossa fulminea, le ha strappato lo smartphone dalle mani.

Pochi istanti e il malvivente è sparito nel nulla, sfruttando la fitta rete di vicoli laterali che intersecano il Corso e offrono facili vie di fuga, rendendo estremamente complesso l’inseguimento immediato.

Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della Compagnia Napoli Stella, che hanno immediatamente avviato le indagini e acquisito le immagini dei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati della zona per dare un volto all’aggressore.

Una “Terra di Mezzo” presidiata ma vulnerabile

Nonostante la presenza costante delle forze dell’ordine e i numerosi arresti messi a segno da Polizia e Carabinieri (spesso operativi anche in borghese), il fenomeno non accenna a placarsi. La dinamica appare tristemente ripetitiva:

Target: Passanti distratti o giovani con lo smartphone in mano.

Esecutori: Spesso cittadini extracomunitari che gravitano nell’area della Ferrovia.

Modus Operandi: Aggressione rapida e “tuffo” nei vicoli del centro storico, dove il dedalo urbano rende difficile il pattugliamento motorizzato.

La sfida della sicurezza

Il problema non sembra risiedere nella mancanza di repressione — le manette scattano con frequenza quotidiana — quanto nella capillarità di un fenomeno che vede nei vicoli adiacenti al Corso un rifugio sicuro.

Mentre le indagini sull’ultimo scippo proseguono, resta aperto il dibattito su come blindare un’area che, nonostante il suo valore commerciale e turistico, continua a mostrare il fianco a una microcriminalità predatoria sempre più sfacciata.

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