Cronaca
Napoli, bimbo ferito nel parcheggio della Bierreria a Miano: inchiesta della magistratura
Indagini dei carabinieri, coordinate dalla Procura per i minorenni di Napoli, per chiarire come un bambino di 11 anni fosse in un centro…
Napoli- Sono le indagini dei carabinieri, coordinate dalla Procura per i minorenni di Napoli, a dover chiarire eventuali responsabilità e soprattutto come un bambino di 11 anni abbia potuto muoversi all’interno di un centro commerciale con una minimoto da cross.
Gli accertamenti puntano a ricostruire minuto per minuto quanto avvenuto nell’area parcheggio del centro commerciale “La Birreria” di Miano e a verificare se ci siano state carenze di vigilanza, omissioni o condotte negligenti da parte di chi doveva sorvegliare il minore.
I militari della compagnia Stella stanno raccogliendo testimonianze e acquisendo elementi utili a ricostruire la presenza del ragazzino nella struttura: al centro delle verifiche c’è anche la circostanza, ancora da confermare, che l’11enne non fosse solo ma in compagnia del fratello maggiorenne. Un passaggio ritenuto rilevante per comprendere chi avesse la custodia effettiva del minore e in che modo sia arrivato fin lì con il mezzo.
La dinamica dell’incidente
L’incidente è avvenuto nel pomeriggio di oggi al secondo piano dell’area parcheggio. Il bambino, mentre guidava la sua minimoto, avrebbe urtato il parapetto precipitando per circa 4 metri e finendo su una rampa al piano inferiore.
Soccorso dal 118 dopo l’allarme lanciato dal direttore dello store e da diverse chiamate di testimoni, è stato trasportato al Santobono: ha riportato trauma cranico, lesioni all’addome e la frattura di un braccio. La prognosi è riservata, ma non sarebbe in pericolo di vita.
La presa di posizione di Borrelli
Sulla vicenda è intervenuto il deputato di Alleanza Verdi Sinistra Francesco Emilio Borrelli: “Non c’è più buonsenso, viviamo un’esaltazione pericolosissima che non fa più distinguere il bene dal male. Cosa ci fa un bambino di 11 anni con una moto da cross?”. Il parlamentare ha puntato il dito sulle responsabilità familiari e sul fenomeno delle “bravate” alimentate dai social, chiedendo un recupero di “lucidità” e controlli più stringenti.
