Cronaca
Migliaia di aspiranti medici sfidano la scarsità di posti: 22688 idonei per soli 17278 disponibili, con ricorsi in arrivo
In un’aula d’esame gremita di Roma, i sogni di Medicina si scontrano con una dura realtà: più idonei che posti! #TestMedicina #UniversitàItaliana
Immaginate una mattina soleggiata nella capitale, dove migliaia di studenti, con zaini pesanti di libri e sogni di camici bianchi, attendono ansiosamente i risultati del test per Medicina. Invece delle sperate conferme, la graduatoria nazionale ha rovesciato le aspettative: ben 22.688 candidati hanno ottenuto l’idoneità, superando i 17.278 posti disponibili. È come se una porta si fosse aperta solo per metà, lasciando circa 5.000 giovani qualificati a dover ripiegare su percorsi affini, in un contesto urbano dove la competizione per l’istruzione è già feroce e il tessuto sociale risente della pressione economica.
Questa discrepanza non è isolata; estendendo lo sguardo a Odontoiatria e Veterinaria, i numeri crescono a 25.387 idonei in totale, con 1.072 per Odontoiatria e 1.535 per Veterinaria. Più di 14.000 studenti si sono visti assegnati all’ateneo della prima scelta, un piccolo trionfo personale in mezzo a una marea di incertezze che sottolinea quanto l’accesso all’università sia intrecciato con le aspirazioni di un’intera generazione. In una città come Roma, dove il traffico di idee e persone si mescola con i ritmi della vita quotidiana, questo squilibrio solleva riflessioni sul valore dell’istruzione come ponte verso il futuro, evidenziando come ogni posto vacante possa influenzare non solo gli individui, ma anche la comunità nel suo insieme.
Dai dati emersi, la graduatoria per Medicina è composta per il 90% da candidati che hanno superato almeno due esami su tre – Chimica, Fisica e Biologia – dimostrando un livello di preparazione notevole. Eppure, per i oltre 30.000 studenti che non hanno superato alcuna prova, il Ministero ha aperto una finestra per iscrizioni tardive ad altri corsi, con termine al 6 marzo. È un’opportunità che, pur mitigando il colpo, porta con sé un velo di delusione, ricordandoci come queste prove non siano solo test accademici, ma momenti che modellano il percorso di vita di tanti giovani.
Nel mezzo di questo scenario, la ministra dell’Università ha espresso ottimismo sulla riforma, affermando in tono fiducioso: “I risultati a tutto corrispondono fuorché a un flop, sono molto interessanti, soprattutto in una prospettiva futura”. Tuttavia, ammette le difficoltà legate ai quesiti di Fisica e annuncia un dialogo con i rettori per affinare le procedure. Questa presa di posizione apre una riflessione naturale: mentre si cerca di espandere l’accesso all’università, permettendo a più studenti di entrare nel circuito accademico – magari iscrivendosi al secondo semestre in altre facoltà – è evidente che ogni riforma deve bilanciare ambizione e realtà, evitando di lasciare indietro chi ha già dato tanto.
Ma non tutti condividono questa visione. L’Unione degli Universitari (Udu) interpreta la situazione in modo critico, annunciando un ricorso collettivo. Per loro, era prevedibile un simile esito data la scarsità di posti nelle università pubbliche, e criticano come la gestione della graduatoria possa imporre agli studenti “in attesa” l’onere di rincorrere sedi disponibili, spesso in atenei lontani. Inoltre, si segnala un’anomalia nei punteggi più alti, concentrati in pochi atenei come Napoli, Bari, Catania e Catanzaro, un dettaglio che solleva interrogativi sulla equità del sistema e sul suo impatto sociale, dove le disparità territoriali potrebbero amplificare le sfide per i giovani delle aree periferiche.
Guardando ai numeri degli appelli, al primo sono stati 50.859 gli esami sostenuti e al secondo 45.789, con promossi che includono 16.401 in Biologia, 12.713 in Chimica e 5.557 in Fisica al primo turno, e 4.804, 11.706 e 5.602 rispettivamente al secondo. I voti validi sopra 18 raggiungono 19.089 in Biologia, 21.763 in Chimica e 10.022 in Fisica. Ora, questi studenti devono navigare il processo di immatricolazione o recuperare eventuali debiti in un ateneo assegnato, con il Ministero che ha fornito un vademecum per guidarli – un gesto pratico che, tuttavia, non cancella l’emotività di questi passaggi.
In definitiva, questa graduatoria non è solo una sequenza di numeri, ma un riflesso delle aspirazioni e delle fragilità di una comunità studentesca che guarda al futuro con speranza mista a incertezza, invitandoci a considerare come l’istruzione superiore in Italia possa evolversi per abbracciare tutti coloro che meritano una chance.
