Le indagini sulla tragica strage a Crans Montana esplorano omicidio e lesioni colpose, sollevando questioni di sicurezza per la comunità

Le indagini sulla tragica strage a Crans Montana esplorano omicidio e lesioni colpose, sollevando questioni di sicurezza per la comunità

Una notte di festa travolta dalle fiamme: la tragedia di Crans-Montana e l’inchiesta per omicidio. #CransMontanaTragedy #IncendioCapodanno

Immaginate l’eccitazione di una serata di Capodanno tra le vette innevate di Crans-Montana, dove risate e musica riempiono l’aria frizzante di un locale affollato come “Le Constellation”. Poi, in un istante, tutto si trasforma in un incubo di fumo e panico: un incendio scoppia, inghiottendo vite e sogni, con un bilancio straziante di 40 morti e 119 feriti, di cui 113 già identificati. È in questo contesto di dolore profondo che le autorità hanno avviato un’inchiesta per omicidio e lesioni colpose, come annunciato dalla procuratrice generale del Vallese durante una conferenza stampa tesa e solenne.

Le prime ricostruzioni dipingono una scena fin troppo comune nelle notti di festa, ma con un esito tragico: “tutto lascia pensare” che le fiamme siano partite da bengala o candele scintillanti, sistemate sulle bottiglie e tenute “troppo vicine al soffitto”. Ora, mentre magistrati e polizia setacciano il sito, l’attenzione si concentra sulle misure di sicurezza: erano adeguate le vie di evacuazione? I materiali usati resistevano al fuoco? E le dotazioni antincendio e le procedure di controllo erano all’altezza? È una riflessione inevitabile, che fa eco alle tante domande della comunità su come un momento di gioia possa sfociare in un disastro di tale portata.

Tra i testimoni chiave, i gestori del locale, Jacques e Jessica Moretti, sono stati ascoltati dalle autorità, che cercano di dipanare il filo degli eventi per stabilire eventuali responsabilità. Intanto, il vicepremier italiano Antonio Tajani è giunto sul posto, incontrando familiari straziati e funzionari locali a Sion. Con un tono misurato, ma palpabile di preoccupazione, ha osservato che “qualcosa evidentemente non ha funzionato” e ha aggiunto: “Mi pare privo di senso mettere dei fuochi pirotecnici al chiuso, con ragazzi che salivano sulle spalle di altri, senza controllo”. Parole che sottolineano la “determinazione della procuratrice” nel far luce su quanto accaduto, e che invitano a una pausa riflessiva sul rischio spesso sottovalutato delle celebrazioni in spazi affollati.

Al Centro dei Congressi, trasformato in un rifugio di attesa e sostegno, si respira un’aria carica di emozioni contrastanti: angoscia per i dispersi, speranza per i sopravvissuti. Qui, psicologi, personale consolare e forze dell’ordine assistono parenti e amici, offrendo un’ancora in mezzo al caos. Come ha condiviso un responsabile della squadra di psicologi, “Colpisce la loro grandissima dignità: sono loro a ringraziare noi. Hanno voglia di parlare, a volte solo per sfogarsi” – un’osservazione che evidenzia la resilienza umana, anche nei momenti più bui, e ricorda quanto il supporto comunitario sia vitale in tragedie come questa.

Per gli italiani coinvolti, il quadro resta incerto, con sei dispersi e tredici feriti confermati, ma c’è un barlume di ottimismo: “Ci sono tre feriti non ancora identificati, speriamo siano italiani”, ha detto Tajani. Le procedure di riconoscimento, inclusi i test del Dna per i corpi più gravemente colpiti, procedono lentamente, lasciando famiglie in sospeso. Tra i giovani in attesa fuori dal centro, gruppi di adolescenti condividono storie dei loro amici scomparsi, con nomi come quello del 17enne Emanuele Galeppini – un talento nel golf “per passione e valori autentici” – che aleggia come un’ombra, in attesa di conferme ufficiali.

In una città che mescola lutto e routine, Crans-Montana si divide tra il silenzio davanti al locale distrutto, ingombro di fiori e messaggi commoventi, e la vivacità della stagione sciistica a pochi passi: piste affollate, bar pieni e vetrine illuminate. I vescovi svizzeri hanno risposto con campane a lutto, un gesto che unisce la comunità nel dolore. Nel frattempo, i proprietari del locale hanno condiviso la loro angoscia, con Jacques Moretti che ha confessato: “non riescono più a mangiare né a dormire”, mentre la procuratrice ha chiarito che la coppia è stata sentita “come testimone” e che “non c’è alcuna indagine penale su loro”. Moretti insiste che il locale era stato “ispezionato tre volte” negli ultimi dieci anni e che “tutto è stato fatto secondo le norme”, un’affermazione che solleva interrogativi sul divario tra regole e realtà.

Mentre le indagini proseguono, questa tragedia invita tutti a riflettere su quanto fragili possano essere i momenti di festa, e su come rafforzare la sicurezza per proteggere le comunità che condividono questi spazi.

Fonte

A Pozzuoli, il Capodanno in via Vigna segna un colpo a due famiglie colpite da furto.

A Pozzuoli, il Capodanno in via Vigna segna un colpo a due famiglie colpite da furto.

A Qualiano, il video dell’aggressione di Capodanno rivela i tre responsabili del branco

A Qualiano, il video dell’aggressione di Capodanno rivela i tre responsabili del branco