Nel cuore di Avellino, un nuovo anno porta vecchie ombre: aggressione a un’ispettrice in carcere #CarcereBellizzi #SicurezzaPenitenziaria
Immaginate l’alba che filtra attraverso le sbarre di un carcere ai margini di Avellino, dove la routine quotidiana si scontra con tensioni sotterranee. Questa mattina, nel penitenziario di Bellizzi, un atto di violenza ha improvvisamente interrotto quella fragile normalità: un’ispettrice della Polizia Penitenziaria è stata colpita con un pugno alla schiena da un detenuto della sezione comuni, un episodio che sottolinea quanto il rischio sia parte integrante del contesto urbano di una comunità irpina già segnata da sfide sociali.
Il detenuto, arrivato da poco in questo istituto per ragioni di ordine e sicurezza, è noto per il suo passato di comportamenti aggressivi, un dettaglio che rende l’incidente non solo imprevedibile, ma anche un campanello d’allarme per chi lavora in queste strutture. L’impatto è stato immediato: l’ispettrice ha dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso, dove le è stata diagnosticata una prognosi di 20 giorni, lasciando dietro di sé non solo dolore fisico, ma anche un’eco di vulnerabilità che risuona tra i corridoi del carcere e le famiglie della zona.
La UILPA Polizia Penitenziaria ha espresso una condanna ferma, evidenziando con particolare forza come questa aggressione, rivolta a una donna in servizio, rifletta una situazione ormai al limite. Con una popolazione detenuta sempre più imprevedibile e operatori costretti a navigare in un mare di incertezze, il sindacato denuncia le condizioni di lavoro che mettono a repentaglio la sicurezza quotidiana, un problema che non è solo interno alle mura, ma che influisce sul tessuto sociale di Avellino, dove ogni incidente ricorda quanto la giustizia sia vicina alle vite ordinarie.
È inevitabile riflettere su come questi eventi rivelino crepe più ampie nel sistema: «Si continua ad assistere – afferma la UILPA – a un silenzio assordante da parte di un’Amministrazione percepita come immobile e distante dalle reali criticità delle carceri, mentre il personale attende interventi concreti che restituiscano dignità e sicurezza al proprio lavoro». Parole che, con una moderata amarezza, catturano l’essenza di una frustrazione condivisa.
Nel frattempo, il sindacato ha inviato piena solidarietà all’ispettrice, augurandole una rapida ripresa, un gesto umano che sottolinea quanto, in un ambiente così rigido, il supporto reciproco sia vitale per chi difende l’ordine in prima linea.
Episodi come questo invitano a una riflessione più ampia: come possiamo, come comunità, garantire che luoghi come il carcere di Bellizzi non siano solo custodi di problemi, ma spazi di vera riabilitazione e protezione per tutti i coinvolti?