Cronaca
In stazioni EAV, l’appello di UGL Napoli per dire addio al lavoro solitario e garantire più sicurezza comunità.
Negli angoli bui delle stazioni campane, le guardie giurate combattono da sole contro pericoli crescenti #SicurezzaStazioni #Campania
Immaginate una serata piovosa in una stazione ferroviaria della Campania, dove l’aria è carica di tensione e le ombre si allungano tra i binari deserti. Qui, le guardie giurate affrontano ogni turno con una solitudine che pesa come un macigno, esposte a rischi che vanno oltre il semplice dovere. L’ultimo episodio, accaduto a Poggiomarino, racconta proprio di questo: una guardia giurata aggredita violentemente mentre sorvegliava da sola la struttura in un orario critico, un fatto che ha riacceso le paure di un’intera comunità.
La storia emerge dai social, dove lo stesso operatore ha condiviso la sua esperienza, trasformando un atto personale di coraggio in un grido d’allarme collettivo. Non è un caso isolato; solo pochi mesi fa, nel Beneventano, un’altra guardia ha perso la vita in un tragico incidente, schiacciata da un cancello durante il servizio. Queste vicende portano alla luce un problema più profondo, legato alle scelte organizzative che spesso privilegiano i risparmi sui costi rispetto alla sicurezza reale dei lavoratori, lasciando un’ombra di incertezza su chi protegge le nostre stazioni.
Giampiero Bellusci, Segretario Confederale UGL e della Federazione Sicurezza Civile UGL Napoli, non ci sta e interviene con urgenza, inviando una lettera al Prefetto, al Questore e ai vertici EAV per richiedere un incontro immediato. “Voglio innanzitutto esprimere piena e totale solidarietà al collega aggredito – dichiara Bellusci –. Da quanto ci risulta le sue condizioni sono in miglioramento, ma resta la gravità di quanto accaduto. Come sindacato condanniamo con fermezza questo episodio e diciamo basta: non possiamo più accettare che simili fatti vengano liquidati come ‘rischio del mestiere’. L’aggressione di Poggiomarino dimostra in modo drammatico l’inadeguatezza degli attuali protocolli operativi”. Le sue parole riecheggiano l’angoscia di chi, ogni giorno, si trova in prima linea, sottolineando come il lavoro in solitaria non sia solo una pratica comune, ma un pericolo strutturale.
Bellusci spiega con chiarezza che impiegare una sola guardia nelle stazioni vesuviane, spesso isolate e immerse nel buio della notte, riduce la vigilanza a un miraggio. “Il problema è strutturale – spiega Bellusci –. Impiegare una sola guardia giurata, in singola unità, nelle stazioni vesuviane, spesso isolate e in orari notturni, significa esporre il personale a un pericolo certo. La vigilanza privata è un presidio fondamentale, ma senza una seconda unità di supporto la capacità di deterrenza è quasi nulla. Il lavoratore resta completamente esposto all’azione dei malintenzionati”. È una riflessione che invita a pensare al contesto urbano, dove queste stazioni sono nodi vitali per pendolari e comunità locali, eppure diventano zone di rischio per chi le custodisce.
Non è la prima volta che UGL solleva la questione; dopo la tragedia del novembre 2025, avevano già denunciato la necessità di cambiamenti, ma il silenzio delle istituzioni ha permesso che nulla cambiasse. Ora, il sindacato chiede interventi concreti: un Protocollo Operativo per il lavoro in solitaria, valutazioni dei rischi come previsto dal D.Lgs 81/08, e verifiche su dispositivi di sicurezza. “Abbiamo richiesto un incontro urgente in Prefettura per definire un Protocollo Operativo specifico sul lavoro in solitaria – afferma il segretario –. Il rischio del lavoro isolato deve essere valutato nel Documento di Valutazione dei Rischi e gestito con misure concrete. È necessario verificare, ad esempio, se gli operatori siano dotati di dispositivi ‘uomo a terra’, come previsto dal D.Lgs 81/08. Servono accertamenti rapidi e chiari sulle responsabilità”. E se le risposte tardassero, Bellusci avverte: “Non resteremo a guardare – avverte Bellusci –. Alla luce delle forti tensioni che attraversano il settore, ci riserviamo di proclamare una mobilitazione della vigilanza privata. È necessario denunciare con forza ciò che sta accadendo in questo territorio”.
Il quadro normativo: una promessa di sicurezza che inciampa nella realtà
Al di là dei fatti, c’è un contesto più ampio che merita attenzione: il quadro normativo sulla sicurezza. Mentre la legge identifica le stazioni come “obiettivi sensibili” che richiedono vigilanza privata, il DM 269/2010 lascia troppa discrezionalità, permettendo scelte basate solo su risparmi economici. Questo crea una “zona grigia” dove il numero di guardie impiegate non è vincolante, esponendo i lavoratori a pericoli reali, come visto a Poggiomarino e nel Beneventano. È una criticità che colpisce non solo gli operatori, ma l’intera comunità, ricordandoci quanto la sicurezza sia un equilibrio fragile tra regole e pratica quotidiana.
Mentre si attende che le istituzioni agiscano, è chiaro che queste storie non sono solo cronaca, ma un invito a riflettere sul valore di chi protegge il nostro territorio, sperando che ogni lezione imparata porti a cambiamenti duraturi.
Cronaca
Paolo Caiazzo colpisce Napoli: il caos della Sit Down Comedy al CortéSe
Un boato di sirene ha squarciato il silenzio della zona di San Giovanni a Teduccio, segnando un nuovo capitolo in una saga che sembra non avere fine. I residenti, visibilmente scossi, raccontano di una sparatoria avvenuta nel cuore della notte, alimentando la paura che già permea questo quartiere. “Erano colpi veri, ho avuto terrore”, confida una donna, mentre i bambini si rifugiano tra le braccia delle madri.
La tensione si respira nell’aria. I carabinieri, già sul posto, hanno imposto transenne e isolato l’area. Testimoni parlano di almeno tre uomini armati che si sono dati alla fuga subito dopo il conflitto. “Non è la prima volta che succede”, aggiunge un barista del locale di fronte, incredulo ma affranto. “La gente qui vive nella paura, nessuno si sente al sicuro.”
Il giorno dopo, la città si sveglia con il dolore di un’altra ferita aperta. Napoli, sempre in bilico tra speranza e paura, è scossa da un evento che riporta alla mente troppe storie simili. Le forze dell’ordine hanno avviato indagini a tutto campo, ma gli abitanti chiedono risposte, domandano sicurezza. “Dobbiamo riprenderci il nostro quartiere”, afferma un anziano, scuotendo la testa. “Non possiamo continuare così.”
Il clima è teso. La notizia accende dibattiti infuocati sui social, mentre il quartiere, un tempo vibrante e pieno di vita, sembra aver perso la sua anima. Cosa serve per riportare la calma? I cittadini si sentono abbandonati, sempre più lontani da un’amministrazione che sembra impotente dinanzi a tali eventi. La situazione è in mano a chi dovrebbe fare ordine, ma il sentimento è che la strada da percorrere sia ancora lunga.
La paura invade ogni angolo di San Giovanni a Teduccio, ma le domande rimangono senza risposta. Questo non è solo un episodio, è un grido silenzioso che chiede di essere ascoltato. Come reagirà la comunità? E quando arriverà il momento in cui i napoletani potranno finalmente abbassare la guardia?
Cronaca
Notte di terrore al Vomero: incidente choc, auto ribaltata in curva!
Un nuovo grave episodio si aggiunge al bollettino di guerra sulle strade di Napoli. Il Vomero, quartiere noto per la sua vita vivace e per i suoi tornanti insidiosi, vede crescere la tensione tra i residenti. Via Palizzi si sta trasformando in una pista da corsa non autorizzata, soprattutto di notte.
“Inizia a diventare insostenibile”, racconta un uomo in attesa della funicolare, visibilmente preoccupato per gli incidenti sempre più frequenti. Intorno a mezzanotte, un’auto ha perso il controllo dopo la curva davanti alla fermata Palazzolo. Il veicolo si è ribaltato, colpendo diverse automobili in sosta. Sul posto sono accorsi vigili urbani e ambulanze, ma per molti la paura è ormai all’ordine del giorno.
Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari, è stato avvertito dai residenti allarmati. “C’è molta, giustificata preoccupazione”, sottolinea, evidenziando i recenti incidenti mortali che hanno colpito Napoli. Solo nelle ultime 24 ore, tre vite si sono spente in eventi simili, con persone investite mentre cercavano di attraversare strade affollate. I cittadini di via Palizzi temono di seguire lo stesso destino.
La richiesta dei residenti è chiara: strisce pedonali rialzate davanti alla stazione, là dove anche i passeggeri con bambini o disabili rischiano. “Basterebbe poco per garantire la sicurezza”, aggiunge Capodanno, citando l’esempio di altre città europee, dove tali infrastrutture hanno dimostrato di funzionare.
Ma non finisce qui. L’appello si estende all’istituzione di una “Zona 30” in via Palizzi, dove il limite di velocità dovrebbe essere fissato a 30 chilometri orari. “I dati parlano chiaro”, continua Capodanno, “altrove queste misure hanno portato a una diminuzione significativa degli incidenti e del rumore”.
Il presidente del comitato non si ferma, anzi, lancia un appello diretto al sindaco Gaetano Manfredi e al prefetto Michele di Bari: “Non possiamo più aspettare. È urgente garantire la sicurezza di chi vive e lavora in queste strade”. La questione rimane aperta, lasciando molti a chiedersi quale sarà la prossima mossa delle autorità. Fino a che punto si dovrà aspettare per vedere cambiamenti significativi in una città che chiede a gran voce di essere ascoltata?
Cronaca
Napoli in allerta: finto ispettore ruba 96 mila euro da aziende locali
Una truffa che sembra un film dell’orrore si è consumata a Napoli, dove una donna è finita nella rete di falsi poliziotti. “La chiamata sembrava reale, però sono stati i miei risparmi a pagarne le conseguenze”, racconta la testimone. È così che una truffa da oltre 96mila euro ha scosso il quartiere Vomero, dove la paura di essere raggirati ha preso il sopravvento.
Il meccanismo è semplice ma ingannevole. Tutto inizia con un sms inviato da un numero apparentemente ufficiale delle poste. Una comunicazione allarmante che spinge la donna a contattare il numero fornito, senza sapere che dietro ci sono truffatori pronti a tutto. “Non ho mai pensato potesse succedere a me”, confessa mentre cerca di ricomporre i pezzi della sua vita finanziaria.
La truffa è alimentata dalla tecnica dello spoofing telefonico. I criminali riescono a far apparire sullo schermo il numero della Questura di Novara. La donna, ignara del pericolo, riceve una telefonata da un sedicente ispettore che le spiega che il suo conto è a rischio e che i suoi risparmi devono essere urgentemente trasferiti per sicurezza. “Era così convincente, sembrava di parlare con un vero poliziotto”, aggiunge.
Dopo i bonifici, l’inevitabile denuncia. Gli agenti della polizia di Stato partono subito per capire come sia potuto accadere. Nei giorni successivi, riescono a recuperare circa 36mila euro sui conti coinvolti. Ma il grosso del denaro è svanito. Le indagini portano a identificare alcuni complici residenti in Campania e nel Lazio. “Stiamo seguendo diverse piste”, conferma un investigatore, ma si sente l’urgenza di una risposta.
Il clima di insicurezza aumenta. Le voci si intensificano nei bar del rione, e il bisogno di protezione sembra un tema ricorrente. Come è possibile che una truffa così sofisticata possa avvenire sotto i nostri occhi? Gli abitanti si interrogano se ci siano misure sufficienti per tutelarsi. L’ombra dei truffatori continua a pianificare con astuzia, mentre la strada rimane segnata dalla paura e dall’incertezza pubblica.
La lotta è solo all’inizio. Cosa si sta facendo per arginare fenomeni simili? E soprattutto: chi sarà il prossimo a cadere nella trappola? La speranza di una risposta è forte, ma l’ansia di un’altra vittima incombe.
