Cronaca
Giustizia per il pizzaiolo a Boscoreale: un pentito e le telecamere portano i responsabili davanti alla legge
Omicidio a Boscoreale: un pizzaiolo strappato alla vita per un vecchio debito, tra ombre della notte e silenzi di quartiere #Boscoreale #Giustizia
Immaginate una tranquilla notte a Boscoreale, dove le strade del quartiere Piano Napoli sussurrano storie di vita quotidiana, ma celano anche tensioni nascoste. Qui, l’11 febbraio 2024, la vita del giovane pizzaiolo Davide Fiorucci è stata interrotta in modo brutale, come emerge dall’ordinanza cautelare firmata dal gip Michaela Sapio, che ha condotto all’arresto di Carmine Gallo, Ivan Maione e Nunzio Della Ragione. Non è solo un fatto di cronaca, ma un riflesso di come debiti e pressioni possano avvelenare il tessuto di una comunità, lasciando ferite profonde che vanno oltre la vittima e toccano familiari e vicini.
La storia si dipana come un inseguimento nell’oscurità: una Fiat Panda bianca sfreccia per le vie, prima nei pressi della pizzeria RealWood dove Davide lavorava, poi seguendolo fino a casa. Gli inquirenti ricostruiscono come questa auto abbia agito da “vedetta”, pedinando la vittima e manovrando intorno alle palazzine, in un balletto calcolato che prelude all’agguato. C’è un senso di ineluttabilità in queste mosse, come se il destino di Davide fosse già segnato da antichi rancori. Al volante, secondo le indagini, viaggiavano l’esecutore materiale e un complice pronto a facilitare la fuga, evidenziando come anche nei piccoli centri urbani come Boscoreale, la criminalità si organizzi con precisione quasi meccanica, erodendo il senso di sicurezza quotidiana.
Al centro della narrazione, una testimone oculare porta un tocco umano a questa vicenda: ha udito tre o quattro esplosioni assordanti e, affacciandosi dal balcone del suo isolato 10G, ha visto un’ombra fuggire sotto i portici, scomparendo verso una stradina tra gli edifici. Questo momento, fissato tra le 00:35 e le 00:36, è corroborato dalle telecamere di via Settetermini, che catturano veicoli bianchi in fuga e persino un operaio di un cantiere vicino che si rifugia precipitosamente, allarmato dagli spari. È un istante che cristallizza la paura, un promemoria di come la violenza possa irrompere nel cuore della notte, alterando per sempre la routine di un quartiere.
Il movente affonda le radici in un debito negato, un rifiuto che ha innescato una catena di intimidazioni: dalle intercettazioni familiari e dalla testimonianza della vedova di Davide, emerge una sequenza di eventi che include spari contro la porta della casa del padre a fine ottobre 2023, la chiusura temporanea della pizzeria per pressioni a novembre, fino a una visita minacciosa sotto casa della vittima, con un gesto esplicito come il “segno della croce”. In un contesto urbano segnato da omertà e timore, queste dinamiche rivelano come il legame tra debiti e estorsione possa trasformare una comunità in un campo minato, dove il silenzio è spesso l’unica difesa.
Le voci che spezzano il silenzio: intercettazioni e confessioni
Tra le intercettazioni, lo sfogo del fratello di Davide con un amico accusa direttamente “Carminiello” – ovvero Carmine Gallo – e “Nunziello” – Nunzio Della Ragione – per una pretesa di “o ventimila euro o chiudi la pizzeria”. Queste conversazioni, catturate anche dal carcere, rafforzano il quadro, con Della Ragione che ammette il suo ruolo nell’organizzazione, vantando di aver “messo la faccia” e fornito l’arma. Poi c’è Ivan Maione, descritto come un supporto “efficiente”, che avrebbe gestito la pistola subito dopo l’agguato. La Fiat Panda, con targa clonata, viene tracciata fino a lui, legandolo direttamente alla scena del crimine attraverso controlli della polizia. Ho saputo che l’autore dell’omicidio di Davide è stato Gallo Carmine. Questo l’ho saputo dal cugino di Gallo che si chiama…omissiis…che saprei riconoscere in foto, dichiara il collaboratore di giustizia Salvatore Buonocore, una frase che echeggia come un’eco accusatoria, supportata da riscontri balistici, autoptici e narrazioni dal quartiere, come quella di Domenico Izzo, che solo 36 ore dopo il delitto indicava i responsabili con dettagli precisi.
Tutto questo non è solo una sequenza di fatti, ma un invito a riflettere su come, in luoghi come Boscoreale, la lealtà familiare e i vecchi legami possano intrecciarsi con la paura, rendendo ogni rivelazione un passo verso la guarigione collettiva. Questa storia, con le sue ombre e i suoi sussurri, ci ricorda che dietro ogni omicidio c’è una comunità ferita, in attesa di risposte.
