Cronaca
Dal carcere al verdetto in appello: il clan delle Salicelle ottiene riduzioni, con assoluzione per la compagna del boss

Nel cuore di Afragola, il terrore del clan Sasso-Parziale affronta la giustizia: sconti di pena, ma l’ombra della camorra resta. #Afragola #ClanSasso #Giustizia
Immaginate le strette vie del rione Salicelle ad Afragola, dove un tempo il rombo delle auto e il vocio della vita quotidiana nascondevano un regime di paura imposto dal clan Sasso-Parziale. Ora, con la conclusione del processo di secondo grado, quei giorni bui trovano un po’ di luce, anche se i giudici della Corte di Appello di Napoli hanno temperato le pene, mantenendo intatta l’essenza delle accuse. È come se la comunità, da anni schiacciata sotto il peso di stese armate e piazze di spaccio, potesse finalmente respirare, pur sapendo che il cammino verso la normalità è ancora lastricato di incertezze.
La sentenza, emessa ieri dalla quarta sezione penale, ha coinvolto 19 imputati legati a questa articolazione del potente clan Moccia, confermando la ricostruzione degli inquirenti che aveva svelato un controllo feroce su Afragola e Casoria. Gli abitanti di questi quartieri, commercianti e famiglie intrappolati nel racket e nel traffico di stupefacenti, ricorderanno come il clan avesse trasformato le “stecche” delle Salicelle in roccaforti del terrore, con raid intimidatori supportati da un arsenale da guerra. Le indagini, condotte con meticolosità dalla Dda e dai Carabinieri di Castello di Cisterna e della Squadra Mobile, hanno dipinto un quadro di violenza quotidiana che ha toccato il cuore della comunità, dove ogni giorno era una lotta per la sopravvivenza.
Nonostante la gravità dei reati – dall’associazione di stampo camorristico al traffico di droga, fino alle estorsioni e al porto abusivo di armi – la difesa ha ottenuto qualche breccia, grazie al riconoscimento di attenuanti generiche che hanno ridotto le condanne rispetto al primo grado. È un riflesso di come il sistema giudiziario pesi ogni elemento, forse offrendo una seconda chance in un contesto dove le storie personali si intrecciano con il crimine. Tra i protagonisti, Antonio Sasso, visto come il capo, si è visto infliggere 16 anni, mentre Vittorio Parziale ne ha ricevuti 14. E poi c’è Giuseppe Sasso, noto come “‘o nennillo”, un giovane ras le cui azioni avevano già fatto notizia, e che ora affronta un aumento di 6 anni in continuazione. Ma il momento più umano è arrivato con l’assoluzione definitiva di Annamaria De Luca, la compagna del presunto promotore Nicola Luongo, che esce dal processo senza macchia, lasciando forse una traccia di speranza per chi si è ritrovato invischiato in questa rete.
Le condanne in dettaglio
Il verdetto finale ha distribuito un totale di quasi due secoli di carcere, un peso che risuona nelle strade di Afragola come un monito. Ecco come si sono articolate le pene, segnando un capitolo importante nella lotta contro la camorra: Antonio Sasso a 16 anni, Vittorio Parziale a 14 anni, Alfonso Crisci a 13 anni, Vincenzo De Pompeis a 12 anni e 9 mesi, Antonio Raucci a 12 anni e 6 mesi, Gennaro Aristarco a 12 anni, Pietro De Filippis a 11 anni e 9 mesi, Christian Luongo a 10 anni e 7 mesi, Federico Maldarelli a 10 anni, Veronica Parziale a 9 anni e 4 mesi, Giovanni De Pompeis a 8 anni e 4 mesi, Michele Bizzarro a 8 anni, Ciro Sannino a 7 anni e 4 mesi, Antonio Mosella a 6 anni e 8 mesi, Domenico Marrone a 6 anni e 8 mesi, Antonietta Parziale a 6 anni e 8 mesi, Raffaele Fusco a 6 anni e 8 mesi, Vincenzo Corsini a 6 anni e 4 mesi, Giuseppe Sasso a 6 anni (aumento pena in continuazione), e Pasquale Varriale a 4 anni e 4 mesi. Tra le assoluzioni, spicca quella di Annamaria De Luca, assolta (definitiva), un elemento che invita a riflettere su come la giustizia sappia distinguere le sfumature.
In fondo, questa storia è più di un semplice verdetto: è un’eco delle lotte quotidiane di una comunità che aspira a liberarsi dall’ombra della criminalità, ricordandoci che ogni passo verso la legalità porta con sé una speranza per il domani.
