Cronaca
Dal banco degli accusati all’assoluzione: giudice Capuano scagionato da corruzione giudiziaria
Assoluzione piena per il giudice Capuano: una storia di resilienza nella capitale #Giustizia #Roma
Immaginate una sala d’udienza affollata nel cuore di Roma, dove l’aria è carica di tensione e speranze a lungo represse: qui, la Corte d’Appello, quarta sezione penale, ha finalmente posto fine a un capitolo tormentato della vita del giudice Alberto Capuano, assolvendolo completamente da sei accuse di corruzione in atti giudiziari. Non era solo lui sul banco degli imputati; al suo fianco, l’imprenditore Antonio Di Dio e altri, come Valentino Cassini e Giuseppe Liccardo, hanno condiviso lo stesso verdetto di innocenza, un momento che riecheggia nelle strade affollate della città eterna, ricordandoci quanto le battaglie legali possano influenzare le vite di chi le affronta.
Tutto è iniziato nel 2019, quando Capuano, impegnato come giudice al Tribunale di Napoli nella sezione distaccata di Ischia, si è trovato improvvisamente al centro di un turbine investigativo che lo ha condotto all’arresto e a condanne in primo e secondo grado. Ma la giustizia, con i suoi meccanismi labirintici, ha preso una svolta inaspettata: la Corte di Cassazione ha accolto le argomentazioni dei suoi difensori, annullando le precedenti sentenze e rimandando il caso a una nuova sezione della Corte d’Appello di Roma. In questo contesto urbano, dove il trambusto quotidiano di Roma si mescola alle sfumate linee della burocrazia giudiziaria, l’assoluzione odierna non è solo un atto formale, bensì un sollievo palpabile per una comunità che osserva come tali vicende possano erodere la fiducia nelle istituzioni.
I legali di Capuano, al termine di questo lungo e doloroso iter, hanno espresso una soddisfazione che va oltre il mero esito processuale. “Al termine di un percorso doloroso e travagliato – hanno dichiarato Furgiuele e Sorge – è stata finalmente riconosciuta l’innocenza del giudice Capuano”. Similmente, i difensori di Di Dio hanno descritto la storia come una “vicenda giudiziaria tormentata e ingiusta”, culminata in un proscioglimento totale. Queste parole, pronunciate in un’aula che ha visto anni di dibattiti, trasmettono un’eco umana: per chi è ingiustamente accusato, il peso di un processo non è solo legale, ma personale, influenzando famiglie e carriere in un tessuto sociale già complesso come quello romano.
In fondo, storie come questa invitano a una riflessione: in un mondo dove la giustizia cerca di bilanciare errori e verità, è rassicurante vedere che, alla fine, l’innocenza può prevalere, lasciando spazio a una guarigione collettiva per la comunità colpita.
