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Cronaca

Da Forcella al Mercato fino a Posillipo: una rapina che unisce i quartieri della città

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Da Forcella al Mercato fino a Posillipo: una rapina che unisce i quartieri della città

Una rapina da capogiro a Posillipo: ladri dai vicoli di Mercato e Forcella irrompono in una villa lussuosa per un colpo da mezzo milione. #Napoli #CriminalitàUrbana

Immaginate una tranquilla serata a Posillipo, quel quartiere di Napoli che si arrampica sulle colline affacciate sul golfo, dove le ville eleganti raccontano storie di successo e agiatezza. Proprio in una di queste case, appartenente a un imprenditore del mondo alberghiero, la routine si è spezzata in un lampo: due uomini, venuti dai vivaci e affollati vicoli di Mercato e Forcella, hanno orchestrato un’incursione rapida e precisa, lasciando dietro di sé un senso di vulnerabilità che ha scosso la comunità locale.

La notte del 5 novembre 2024 non è stata solo un furto – è stata una dimostrazione di pianificazione meticolosa, durata appena dieci minuti, ma con echi che risuonano ancora oggi. Gli inquirenti della Procura di Napoli, coordinati da un’indagine approfondita, sospettano che al centro di tutto ci fosse una figura insospettabile: la collaboratrice domestica della famiglia, la cui condotta ha acceso i primi dubbi. Attraverso immagini di videosorveglianza e intercettazioni, emerge un quadro che mescola tradimento e precisione, ricordandoci quanto i legami quotidiani possano essere fragili in una città come Napoli, dove il tessuto sociale è intrecciato con reti di relazioni complesse.

A distanza di quindici mesi, la giustizia ha mosso i suoi passi: quattro persone si trovano ora sotto misure cautelarie, tra carcere e arresti domiciliari. Giuseppe Ruggiero, 56 anni, e Gennaro Pangia, 40, sono finiti in cella, mentre Rosario Lucenti, 35, e Ciro Rizzo, 39, affrontano i domiciliari. Per Iolanda Talamo, 45 anni – indicata come la presunta complice interna – è stato imposto l’obbligo di presentarsi quotidianamente alla polizia giudiziaria. Francesco Lucenti, indagato a piede libero, rimane un tassello mancante nei video che immortalano i movimenti intorno alla villa. Tutti loro sono radicati nei quartieri di Mercato e Forcella, legati non solo da amicizie, ma da vincoli familiari che, come emerge dalle indagini, formano una rete invisibile, rafforzata perfino dai social network. È un riflesso comune di come, in queste zone vivaci e spesso sfidanti, le connessioni personali possano influenzare destini inattesi.

La scena della rapina, catturata dalle telecamere interne, racconta una storia che va oltre i fatti: la donna precede un rapinatore, nota la porta aperta, eppure non scappa, non grida. Resta lì, quasi in attesa, mentre un secondo uomo armato fa il suo ingresso. È un momento che gli investigatori interpretano come una messinscena, con “schiaffi scenici” – una violenza simulata per rendere il tutto credibile, senza lasciare tracce evidenti, come confermato dalle intercettazioni. Intanto, il vigilante, estraneo a tutto, subisce un trattamento ben diverso: legato mani e piedi, picchiato davvero, diventa il simbolo di chi paga il prezzo di una trama ordita altrove.

Guidati dalla domestica, i rapinatori si sono diretti con sicurezza al primo piano, dove l’imprenditore teneva orologi di lusso e gioielli. In pochi istanti, il bottino è sparito – circa 500mila euro solo in orologi di marca – mentre il denaro contante è rimasto intatto. È un dettaglio che, nelle parole captate dagli inquirenti, risuona come una conferma: “È un furto… un furto che ho fatto”, ammette Giuseppe Ruggiero in una conversazione intercettata. E ancora, “I soldi li hanno lasciati”, rivelando una conoscenza precisa di cosa cercare. Come osserva il vigilante in un momento di sbigottimento, “Come facevano a sapere che gli orologi stavano nello studio al primo piano? Sono andati direttamente là” – nessuna stanza devastata, solo un’azione mirata, che lascia riflettere sul valore della fiducia violata all’interno di una casa.

Le indagini hanno dipinto un quadro completo: video di una Fiat Panda e due scooter Honda, alcuni rubati, ricostruiscono i movimenti, inclusi i sopralluoghi preliminari. Intercettazioni e testimonianze rafforzano l’ipotesi di ruoli ben definiti, con Rosario Lucenti e Francesco Lucenti coinvolti nel recupero dei mezzi, Gennaro Pangia e Giuseppe Ruggiero come esecutori, e Ciro Rizzo come sentinella. Un ritrovo abituale in un esercizio commerciale vicino a Vico Fontanella alla Zabatteria emerge come punto di contatto, intrecciando frequentazioni e interazioni online in un mosaico che collega i quartieri periferici al lusso di Posillipo.

In una città come Napoli, dove i contrasti sociali sono parte del panorama quotidiano, questa storia non è solo cronaca, ma un invito a riflettere su come le comunità si intersecano e si proteggono. Gli indagati restano presunti innocenti fino a una sentenza definitiva, con l’opportunità di difendersi, ma l’ombra di quella notte del 5 novembre 2024 continua a interrogarci sul fragile equilibrio tra fiducia e crimine, e su cosa significa davvero proteggere il proprio territorio.

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