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Cronaca

Bruno Petrone torna a casa: la lettera di ringraziamento dei genitori ai medici

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Bruno Petrone torna a casa: la lettera di ringraziamento dei genitori ai medici

Bruno Petrone, il diciottenne calciatore accoltellato a Via Chiaia, è tornato finalmente a casa.

Bruno Petrone, il calciatore diciottenne accoltellato a Via Chiaia, è finalmente tornato a casa. A darne l’annuncio sono stati i suoi genitori, che hanno scelto di accompagnare questo momento con una lunga lettera pubblica, carica di emozione e gratitudine, rivolta al figlio e a tutte le persone che gli hanno salvato la vita.

«Finalmente si ritorna a casa», scrivono, e subito chiariscono che il primo ringraziamento non può che essere per Bruno. Un grazie che nasce dal cuore di due genitori che hanno visto il proprio figlio lottare tra la vita e la morte.

«Grazie a te, figlio nostro, perché non hai mollato nemmeno per un secondo, neanche quando tutto sembrava troppo grande, troppo ingiusto, troppo doloroso». In quei giorni che loro stessi definiscono «terribili», spiegano di aver imparato da lui cosa significhi davvero la forza: guardandolo resistere, hanno capito che il coraggio esiste ed è più forte della paura.

Poi il pensiero va a una figura rimasta senza nome, ma impressa per sempre nella loro memoria: la dottoressa del primo soccorso. «Per noi sei stata un angelo», scrivono, «arrivato nel momento più buio, quando il tempo sembrava fermarsi e il respiro mancava anche a noi». I genitori confidano di sperare un giorno di poterla incontrare, anche solo per dirle grazie per aver salvato loro figlio.

Il ringraziamento si estende poi a tutti coloro che hanno preso in carico Bruno nei minuti e nelle ore successive all’aggressione. Grazie ai medici dell’ambulanza, per la rapidità e la competenza; grazie alla dottoressa del Pronto Soccorso del presidio San Paolo, per l’attenzione, la serietà e la sensibilità dimostrate sin dal primo istante.

E un ringraziamento «immenso» va al primario che ha operato Bruno d’urgenza la sera dell’episodio: «In quelle mani abbiamo affidato la cosa più preziosa che avevamo, e non lo dimenticheremo mai».

Seguono le parole rivolte al reparto di Rianimazione, che ha accompagnato la famiglia «nei giorni più lunghi della nostra vita». In particolare, i genitori citano il dottor Arcopinto e il primario Ferrara del reparto, ringraziandoli non solo per la professionalità, ma soprattutto per l’umanità: per ogni parola detta al momento giusto e per ogni sguardo che li ha fatti sentire meno soli.

Non viene dimenticato nemmeno il personale di sicurezza dell’ospedale. Le guardie giurate del presidio vengono ringraziate «una ad una» per la comprensione, la pazienza e il rispetto dimostrati verso due genitori «distrutti dalla paura». Anche quello, sottolineano, è stato un gesto di cura.
Il percorso di Bruno è poi proseguito in un altro ospedale, l’Ospedale del Mare, nel reparto di chirurgia invasiva. Anche qui i genitori rivolgono un ringraziamento al primario che ha preso successivamente in carico il ragazzo, continuando il suo percorso con attenzione e responsabilità.

Infine, quasi a temere di aver dimenticato qualcuno, mamma e papà scrivono: se, travolti dal dolore e dalla confusione di quei giorni, non hanno nominato tutti, chiedono scusa. Ma assicurano che ognuno di loro resterà per sempre nei loro ricordi.

«Avete salvato nostro figlio», concludono, «ma avete fatto di più: avete sostenuto due genitori mentre il mondo stava crollando». Un debito di riconoscenza che, per loro, non finirà mai. La lettera si chiude con un ultimo, semplice, potentissimo «Grazie. Con tutto il cuore», firmato dai genitori di Bruno.

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