Cronaca
A Salerno, la comunità si oppone all’ampliamento del porto per difendere il territorio
Centinai di voci dal cuore di Salerno urlano “No” all’ampliamento del porto, per salvare l’ultima spiaggia libera! #Salerno #DifendiLaCosta #AmbientePrimaDiTutto
Immaginate il sole del mattino che sfiora l’arenile di via Ligea, l’ultima striscia di sabbia libera nella vivace costa ovest di Salerno, dove oggi centinaia di persone si sono riunite tra il rumore delle onde e il brusio della città. Non era solo una protesta, ma un vero e proprio abbraccio collettivo alla natura, con associazioni ambientaliste, amministratori locali e cittadini comuni che hanno marciato uniti contro il cemento incombente. L’aria era carica di un’energia determinata, mista al profumo salmastro del mare, mentre tutti condividevano storie di come questo angolo di paradiso rappresenti non solo un rifugio, ma il battito vitale di una comunità già provata da traffico e inquinamento.
Al cuore della mobilitazione c’era un progetto ambizioso: l’estensione della banchina di Ponente per le cosiddette “Autostrade del mare”, insieme al prolungamento dei moli. Enzo Ragone, promotore dell’iniziativa, ha catturato l’essenza del malcontento con parole che risuonavano come un campanello d’allarme. “Salerno ha già dato troppo al porto, tra traffico veicolare, inquinamento atmosferico e acustico”, ha dichiarato con fermezza, proseguendo: “Queste opere non portano ricchezza né posti di lavoro stabili alle maestranze portuali, ma devastano l’ecosistema fragile della Costa Amalfitana, patrimonio Unesco”. Queste riflessioni non fanno che sottolineare quanto il progresso possa diventare un doppio taglio per territori come questo, dove la bellezza naturale è sia un dono che una vulnerabilità.
Sindaci della Costiera in prima linea: un coro di dissenso
La protesta ha travalicato i confini di Salerno, trasformandosi in un movimento più ampio grazie alla presenza di sindaci e rappresentanti dalla vicina Costiera Amalfitana. Figure come il vicesindaco di Cetara Francesco Pappalardo, il sindaco di Vietri sul Mare Giovanni De Simone e quello di Minori Andrea Reale, insieme a consiglieri comunali, hanno portato le loro preoccupazioni in prima fila, rafforzando il legame tra le comunità costiere. Immaginate questi leader locali, con il vento tra i capelli e lo sguardo verso il mare, che uniscono le loro voci a quelle della folla, evidenziando come lo sviluppo non debba venire a costo della sicurezza e del turismo.
Giovanni De Simone ha spiegato con chiarezza il pericolo imminente: “La modifica dell’imboccatura del porto costringerebbe le navi a navigare più vicino alla costa, proprio davanti ai litorali di Cetara e Vietri sul Mare”. E ha aggiunto, con una nota di apprensione che rispecchia le paure di molti: “Un rischio concreto per la sicurezza marittima e l’attrattiva turistica della Divina, che vive di bellezze naturali e non di pericoli navali”. È un richiamo gentile, ma insistente, a ricordare come questi luoghi non siano solo scenari pittoreschi, ma il sostentamento di intere famiglie che dipendono dal turismo per il loro futuro.
Tra striscioni sventolanti con slogan come “Giù le mani dalla spiaggia”, i manifestanti hanno annunciato una petizione popolare nelle prossime settimane, un passo concreto per ampliare il fronte e bloccare il progetto. Questa giornata, conclusa senza alcun incidente, ha dipinto un quadro di resilienza e unità, mostrando come le battaglie ambientali possano rafforzare il tessuto sociale di un territorio già sotto pressione.
Mentre la comunità si prepara per la prossima fase, è impossibile non riflettere su quanto queste proteste rivelino il delicato equilibrio tra ambizioni economiche e la necessità di proteggere ciò che rende la Costiera Amalfitana unica al mondo – un promemoria che ogni metro di costa perso è un pezzo di eredità comune che non può essere rimpiazzato.
