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Cronaca

A Pompei, il caseificio La Ciliegina sotto sequestro per inquinamento nel Sarno, a tutela del fiume locale

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A Pompei, il caseificio La Ciliegina sotto sequestro per inquinamento nel Sarno, a tutela del fiume locale

A Pompei, la lotta per un Sarno più pulito colpisce un caseificio: sequestro per scarichi illeciti #Ambiente #Pompei

Immaginate di passeggiare tra le strade antiche di Pompei, dove l’ombra del Vesuvio si staglia su un territorio ricco di storia, ma anche segnato da sfide ambientali quotidiane. Qui, in una giornata di gennaio come tante, gli agenti dell’USES – l’Unità Speciale Emergenza Sarno della Polizia Metropolitana di Napoli – hanno portato avanti una meticolosa operazione di monitoraggio, rivelando un altro capitolo nella battaglia contro l’inquinamento del fiume Sarno. Il bersaglio questa volta è stato “La Ciliegina srl”, un vivace centro di produzione lattiero-casearia che, come molti nella zona, si è trovato al centro di pratiche non autorizzate.

Con il coordinamento della Procura di Torre Annunziata, l’ispezione condotta insieme ai tecnici della GORI ha dipinto un quadro preoccupante: una parte significativa delle acque di processo, derivanti dalla lavorazione del latte, veniva dirottata in una vasca interrata, nascosta alla vista. Da lì, un meccanismo ben oliato entrava in gioco. Al cuore dell’indagine c’era Il “trucco” dell’elettropompa, che attivata al bisogno, pompava i reflui direttamente nella rete fognaria pubblica, eludendo qualunque depurazione e ignorando le chiare disposizioni del Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006). È un promemoria sottile, ma significativo, di come piccole infrazioni possano accumularsi, minacciando la salute di un intero ecosistema e delle comunità che vi dipendono.

Per prevenire ulteriori danni, le forze dell’ordine non hanno esitato: hanno apposto i sigilli all’intero laboratorio di produzione, alle griglie di raccolta, alle due vasche di accumulo e, naturalmente, all’elettropompa incriminata. Ma l’operazione ha svelato anche aspetti più umani e immediati, con gli ispettori dell’ASL che hanno identificato gravi carenze igienico-sanitarie all’interno della struttura. Immediate prescrizioni sono state imposte per ripristinare l’ordine, ricordandoci quanto la tutela della salute pubblica sia intrecciata alla cura dell’ambiente – una lezione che risuona forte in un contesto urbano come quello campano, dove la vita quotidiana scorre accanto a questi fragili equilibri.

Questa azione non è un evento isolato, bensì un passo concreto del nuovo “Patto per il Sarno”, siglato lo scorso dicembre, che unisce le Procure di Torre Annunziata, Nocera Inferiore e Avellino con ARPAC e le forze di polizia in una task force dedicata. È un segnale di un cambio di rotta, dove la collaborazione istituzionale mira a monitorare e reprimere i crimini ambientali che affliggono il fiume e i suoi affluenti, offrendo una speranza tangibile per il territorio. Mentre le indagini continuano per identificare altre responsabilità e ispezionare siti industriali vicini, ci si domanda quanto ancora ci vorrà per vedere il Sarno tornare a splendere, un obiettivo che coinvolge tutti noi come custodi di questo patrimonio condiviso.

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