Cronaca
A Napoli, l’Ospedale del Mare affronta un’ondata di polmoniti gravi tra l’emergenza virus, colpendo la comunità locale profondamente
Emergenza sanitaria a Napoli: l’influenza stagionale travolge l’Ospedale del Mare e la comunità locale #SanitàInCrisi #NapoliSottoPressione
Immaginate le strade di Ponticelli, un quartiere vivace della periferia napoletana, dove l’Ospedale del Mare rappresenta un pilastro per migliaia di famiglie. Qui, in questi giorni d’inverno, l’aria è carica di tensione: le corsie si riempiono di persone in cerca di aiuto, mentre un’ondata di influenza più aggressiva del solito mette alla prova la resistenza di medici e pazienti. Non è solo una questione di numeri, ma di storie umane, di genitori preoccupati per i loro bambini e di anziani che lottano contro complicazioni impreviste, riflettendo il peso di un sistema sanitario già provato dalle stagioni passate.
Proprio come nei recenti casi al Cardarelli e al Santobono, dove le barelle in fila e i reparti pediatrici sovraccarichi hanno dipinto un quadro di urgenza, ora è il turno di questo ospedale, un baluardo per la provincia partenopea. Il direttore sanitario Giuseppe Vitiello descrive una realtà al limite, con un virus che non perdona. “Rispetto al 2024 l’accesso per patologie respiratorie è costante – spiega Vitiello – ma è aumentata drasticamente l’incidenza dell’influenza di tipo A che degenera in polmoniti gravi”. Un dato che fa riflettere: solo tra fine anno e l’inizio del 2026, ben 25 casi hanno richiesto supporto respiratorio, e la contagiosità di queste polmoniti sta aggravando una situazione già critica.
Da dicembre, l’afflusso è salito vertiginosamente – circa 300 accessi in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso – trasformando le sale d’attesa in un mosaico di volti stanchi e ansiosi. È un contesto urbano che rispecchia le sfide di una città come Napoli, dove il tessuto sociale è intrecciato con la salute pubblica: famiglie che dipendono da questi servizi, e un personale medico che, ironicamente, si ammala anch’esso, rischiando di spezzare la catena di aiuto. Questa pressione non è solo un problema logistico; è un promemoria del fragile equilibrio tra vita quotidiana e salute, specialmente in un inverno che sembra non concedere tregua.
L’incognita del ritorno a scuola
Mentre l’inverno stringe la sua morsa, c’è un’ombra che aleggia: il rientro degli studenti. “Dobbiamo ricordare che le scuole sono chiuse da metà dicembre”, avverte Vitiello, e con la Befana alle spalle, il timore è palpabile. “L’apertura delle classi e lo stretto contatto per ore tra studenti e docenti potrebbe far impennare la curva dei contagi”. Immaginate le aule affollate, i bambini che portano a casa non solo zaini, ma potenzialmente nuovi rischi, amplificando l’onda già in corso. L’ospedale sta rinforzando le sue difese, ottimizzando percorsi e risorse, ma è chiaro che questa potrebbe essere solo l’anteprima di una sfida maggiore.
Amid the urgency, Vitiello lancia un appello diretto, un tocco umano in mezzo al caos: “È fondamentale che i pazienti vadano prima dal medico di base per una diagnosi. Ormai si viene in ospedale per qualunque sintomo, ma questo è pericoloso”. E poi, con una nota di avvertimento: “Arrivando deboli si rischia di essere contagiati da altri virus presenti nell’ambiente ospedaliero, con una sovrapposizione di patologie che può essere letale. Chi è vaccinato e ha l’influenza, spesso non necessita di ricovero. Lasciate che sia il medico di famiglia a decidere se c’è davvero bisogno dell’ospedale”. È una riflessione pratica, un invito a non sovraccaricare un sistema che, nonostante tutto, regge – anche se come una corda tesa, pronta a cedere.
Alla fine, questa emergenza non è solo un capitolo di cronaca: è un specchio della vita nella Campania di oggi, dove virus come l’influenza A e le polmoniti mettono in evidenza la necessità di una comunità più unita e preparata. Mentre gennaio si affaccia come un mese decisivo, la speranza è che la rete sanitaria napoletana continui a tenere, proteggendo chi ne ha più bisogno.
