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Cronaca

A Napoli, la caccia agli aggressori di Gianluca Pisacane entra nel vivo, premendo per una giustizia attesa dalla comunità.

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A Napoli, la caccia agli aggressori di Gianluca Pisacane entra nel vivo, premendo per una giustizia attesa dalla comunità.

Nei vicoli affollati dei Quartieri Spagnoli, un tranquillo rientro a casa si trasforma in incubo: tre aggressori feriscono con colpi d’arma il giovane Gianluca Pisacane, fratello di un ex calciatore noto. #Napoli #QuartieriSpagnoli #Sicurezza

Immaginate la scena: le strade di Napoli avvolte nella quiete post-serata, con i lampioni che proiettano ombre danzanti sui muri antichi dei Quartieri Spagnoli, un quartiere che pulsa di vita quotidiana, tra risate di bambini e chiacchiere al bar. È qui, in questo cuore pulsante della città, che una notte come tante si è capovolta in un momento di terrore, ferendo non solo un uomo, ma anche il senso di sicurezza della comunità locale.

Gianluca Pisacane, fratello dell’ex difensore del Cagliari Fabio Pisacane, è stato colpito da tre malviventi mentre tornava a casa con il padre dopo aver chiuso il loro risto-pub. Le forze dell’ordine, tra cui gli agenti del Commissariato Montecalvario e la Squadra Mobile, hanno intensificato le ricerche, stringendo il cerchio attorno ai responsabili grazie alle telecamere di sorveglianza disseminate nel quartiere. Quegli “occhi elettronici”, così preziosi in un’area dove il via vai è costante, hanno catturato i volti degli aggressori a viso scoperto, offrendo agli inquirenti indizi vitali per risalire alle loro identità e riflettere su quanto la tecnologia possa intrecciarsi con la vita urbana per proteggere chi ci abita.

Al centro di questa storia straziante ci sono i genitori di Gianluca, Andrea e Assunta, gestori del popolare “PisaDog19” e di un B&B nella zona, che hanno condiviso il loro dramma con una lucidità che colpisce al cuore. Andrea, parlando al Tg3 Campania, ha descritto l’attacco con parole che echeggiano il caos improvviso: «Hanno messo la pistola vicino alla gamba di mio figlio e hanno sparato due colpi». Lui era lì, accanto a Gianluca, quando tutto è precipitato, trasformando una semplice passeggiata in un incubo di violenza.

Proseguendo il suo racconto, Andrea ha ripercorso gli eventi con una semplicità disarmante che sottolinea il trauma: «Cosa è successo? Ci hanno dato addosso. Uno, che aveva una birra in mano, l’ha lanciata in faccia a Gianluca. Hanno bisticciato. Poi uno ha preso la pistola, è venuto vicino e ha fatto fuoco». E Assunta, con la voce di una madre che non può dimenticare, ha aggiunto un tocco di angoscia premeditata: «Ci stavano aspettando. Abbiamo chiuso il locale e loro erano lì. È stato un vero e proprio agguato». Queste parole non sono solo fatti, ma echi di una paura che risuona tra le famiglie del quartiere, dove le storie di vita quotidiana si intrecciano con il peso della criminalità, invitandoci a riflettere su quanto un gesto impulsivo possa sconvolgere un’intera comunità.

Secondo la ricostruzione delle indagini, l’episodio affonda le radici in una lite scoppiata ore prima nel risto-pub: una discussione accesa tra tre donne e una dipendente, dove Gianluca era intervenuto per calmare gli spiriti. Anche se la polizia era stata avvisata, le donne erano fuggite, lasciando spazio a una ritorsione inaspettata. Mezz’ora dopo, tre uomini sono comparsi per “vendicarsi”, intercettando i Pisacane per strada. È un ciclo che si ripete nei contesti urbani come questo, dove le tensioni sociali possono esplodere in violenza, ricordandoci l’importanza di dialoghi e mediazioni per mantenere l’equilibrio in quartieri così vitali.

Gianluca è stato subito soccorso e operato all’Ospedale dei Pellegrini per rimuovere i proiettili dalla gamba destra; fortunatamente, le sue condizioni sono stabili e non destano più preoccupazioni. Mentre le ricerche dei responsabili proseguono nei vicoli familiari, la comunità napoletana si trova a fare i conti con un evento che non è solo cronaca, ma un monito sul fragile confine tra quotidianità e pericolo.

In fondo, storie come questa ci spingono a considerare come la sicurezza nei nostri quartieri non sia un lusso, ma un bisogno condiviso, un richiamo a rafforzare i legami comunitari per affrontare le ombre che ancora aleggiano nelle strade di Napoli.

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